Roma, 17 aprile 2026 – Condé Nast ha annunciato la chiusura definitiva di Wired Italia, storica edizione locale della celebre rivista dedicata a tecnologia, innovazione e cultura digitale. La decisione si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione globale del gruppo editoriale statunitense, che coinvolge anche le testate Self e Glamour.
Riorganizzazione e motivazioni aziendali
L’amministratore delegato di Condé Nast, Roger Lynch, ha motivato la scelta evidenziando come queste tre testate rappresentino poco più dell’1% del fatturato complessivo del gruppo, limitando così la capacità di investimento in altre aree strategiche. Pur riconoscendo la forza globale del marchio Wired, Lynch ha sottolineato che l’edizione italiana non è riuscita a tenere il passo rispetto a mercati più dinamici come Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico.
Le fonti interne a Condé Nast Italia hanno riferito che la comunicazione della chiusura è avvenuta con pochissimo preavviso e senza segnalazioni precedenti di possibili ridimensionamenti, suscitando sorpresa tra i redattori.
Storia e declino di Wired Italia
Wired Italia è nata nel marzo 2009 come versione locale di una rivista statunitense fondata nel 1993, che ha rivoluzionato l’informazione tecnologica e culturale. La rivista italiana ha attraversato diverse fasi, passando da una cadenza mensile a quella trimestrale negli ultimi anni, con un progressivo ridimensionamento della redazione: dai 12 giornalisti del 2015 agli attuali pochi elementi, tra cui il direttore Luca Zorloni, in carica negli ultimi due anni.
Negli anni, Wired Italia è stata anche promotrice di eventi come il Wired Next Fest, festival dedicato all’innovazione e alla tecnologia, che tuttavia continuerà ad essere organizzato a livello europeo, con gestione centralizzata dal Regno Unito.
Il contesto editoriale di Condé Nast e il futuro del marchio Wired
Fondata nel 1909 a New York da Condé Montrose Nast, Condé Nast è uno dei più importanti gruppi editoriali al mondo, con oltre 37 marchi in 32 paesi, tra cui nomi prestigiosi come Vogue, Vanity Fair e The New Yorker. L’azienda si sta orientando verso una strategia che privilegia mercati ad alta redditività e investimenti in contenuti digitali e multimediali.
Wired, definita spesso “la bibbia della rivoluzione digitale”, continua a essere un punto di riferimento negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con una linea editoriale che esplora l’impatto della tecnologia sulla società, l’economia e la cultura. Tuttavia, la versione italiana, nonostante la lunga storia, a detta dell’AD non è riuscita a sostenere la competitività richiesta dal mercato editoriale contemporaneo.
La frequenza di pubblicazione degli articoli sul sito di Wired Italia sarà progressivamente ridotta, in attesa di definire i dettagli sulla chiusura definitiva e sulle modalità di gestione del personale coinvolto. Intanto, il futuro di Wired in Italia sembrerebbe segnato dalla fine di un’era, ma il brand continuerà a vivere attraverso eventi e le altre edizioni internazionali.






