Melbourne, 1 febbraio 2026 – Il giorno dopo la semifinale degli Australian Open persa da Jannik Sinner contro Novak Djokovic, l’analisi fredda dei numeri offre una chiave di lettura più precisa e meno emotiva dell’incontro. L’italiano, pur avendo mostrato una prestazione di altissimo livello, non riesce a superare una barriera che sembra ancora insormontabile: la difficoltà nei match al quinto set.
La sfida al quinto set: un ostacolo per Sinner
I dati aggiornati confermano che Sinner soffre quando le partite si prolungano fino al quinto set, soprattutto se la durata supera le quattro ore. Con la sconfitta contro Djokovic, sono nove le partite che l’azzurro ha perso in incontri di oltre 3 ore e 50 minuti. Il suo record al quinto set è di 6 vittorie contro 11 sconfitte (35% di successi), che peggiora ulteriormente nel suo periodo migliore, cioè dopo la vittoria agli US Open 2023, scendendo a 1 vittoria contro 4 sconfitte (25%).
Questi numeri sono netti se confrontati con quelli dei grandi del tennis: Novak Djokovic vanta uno straordinario 41-11 al quinto set (78,85%), mentre il giovane talento spagnolo Carlos Alcaraz, che rappresenta una delle maggiori minacce del circuito, ha un impressionante 15-1 (93,75%).
Questo dato evidenzia come l’italiano, pur essendo considerato uno dei migliori tennisti italiani di sempre e avendo raggiunto il 1° posto nel ranking ATP nel giugno 2024, fatichi ancora a chiudere con successo le partite più estreme e combattute.
Numeri e dettagli della semifinale: un match dominato ma non vinto
La semifinale contro Djokovic, persa dopo oltre quattro ore di gioco, ha visto Sinner esprimere un tennis di alto livello. L’azzurro ha messo a segno 26 ace contro i 12 del campione serbo, stabilendo il suo record personale in carriera in un match al meglio dei cinque set. La percentuale di prime palle in campo è stata del 75%, superiore al 70% di Djokovic, e i punti totali vinti sono stati 152 contro i 140 del serbo.
In risposta, Sinner ha conquistato 55 punti contro i 36 di Djokovic. I vincenti parlano chiaro: 69 per l’italiano, 41 per Djokovic, mentre gli errori non forzati sono identici, 43 a testa. Questi dati indicano una predominanza tecnica e tattica di Sinner durante buona parte dell’incontro.
Tuttavia, la partita si è decisa nei dettagli: Sinner non è riuscito a convertire nessuna delle otto palle break avute nel quinto set (diciotto in totale durante il match). Questo aspetto ha inciso profondamente sull’esito finale, spostando l’inerzia psicologica e tattica a favore di Djokovic.
Non un problema fisico, ma mentale
Contrariamente a quanto ipotizzato da alcuni, la sconfitta di Sinner non è da attribuire a una difficoltà fisica. L’azzurro ha servito forte, si è mosso agilmente, mantenendo intensità e profondità fino all’ultimo scambio. Lo stesso Sinner ha confermato in conferenza stampa che la sua condizione fisica era buona, e che la stanchezza era “normale” dopo un match così lungo.
Il nodo cruciale è quindi mentale: la sfida psicologica di chiudere partite così tirate contro un avversario come Djokovic, che da vent’anni è abituato a trionfare nelle situazioni più complesse. Djokovic è noto per la sua capacità di ribaltare partite apparentemente perse, scegliendo sempre il momento giusto per imporre il suo gioco e la sua esperienza.
Sinner si trova davanti a una sfida non solo tecnica, ma anche di maturità mentale, che dovrà affrontare per continuare a crescere e competere ai massimi livelli.
L’analisi numerica e tecnica di questa semifinale mette in luce la complessità della partita e la qualità mostrata da Sinner, che resta una delle stelle emergenti del tennis mondiale, capace di segnare la storia del tennis italiano con traguardi senza precedenti. Nel frattempo, Djokovic conferma la sua leggenda di campione indiscusso, capace di vincere nei momenti più duri, mantenendo la sua posizione di riferimento nel tennis mondiale.






