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Stretto di Hormuz, l’Iran lascia passare alcune navi: ecco di quali Paesi

Teheran cerca di controllare il mondo attraverso lo Stretto di Hormuz: ecco la strategia di Teheran e i Paesi che hanno il lasciapassare

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Stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Appena 3,2 chilometri: tanto basta perché lo Stretto di Hormuz diventi il punto più sensibile del pianeta. Qui si concentra l’attenzione internazionale mentre il conflitto infiamma il Medio Oriente, dal sud del Libano fino al Golfo. Questo passaggio marittimo rappresenta il corridoio obbligato per circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto mondiale.

L’attenzione globale sullo Stretto di Hormuz

L’Iran, che ne controlla di fatto l’accesso, ha dimostrato di poter regolare i flussi come una leva geopolitica. Dopo l’attacco del 28 febbraio da parte di Stati Uniti e Israele, Teheran ha alzato il livello dello scontro: navi colpite da missili e droni, mine nei punti strategici e costi assicurativi alle stelle. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, il rischio è quello del più grande blackout petrolifero della storia.

Uno stretto ancora aperto, ma a metà

Nonostante l’escalation, Hormuz non è completamente chiuso. I dati del traffico marittimo mostrano una realtà più sfumata: la “porta stretta” è socchiusa. Dall’inizio di marzo, almeno tredici petroliere iraniane hanno attraversato lo stretto, trasportando milioni di barili di greggio.

Accanto all’Iran, anche altri Paesi continuano – seppur con cautela – a utilizzare la rotta. Navi provenienti da India, Pakistan e Cina hanno ripreso il transito, spesso dopo negoziati diretti con Teheran per garantire la sicurezza. Tuttavia, il volume resta drasticamente ridotto: dalle circa 125 navi al giorno in tempo di pace, il traffico è crollato e oltre mille imbarcazioni restano bloccate, con pesanti ricadute sul commercio globale.

Lo Stretto di Hormuz come arma

La strategia iraniana appare chiara: usare lo Stretto di Hormuz come strumento di pressione economica e politica. Limitare l’accesso ai “nemici e ai loro alleati” consente a Teheran di colpire direttamente i mercati energetici e influenzare la comunità internazionale.

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