Nella terza serata del Festival di Sanremo 2026 la comicità parla il linguaggio dell’imitazione. Sul palco dell’Ariston arriva Ubaldo Pantani, artista toscano capace di attraversare mondi e personaggi con ironia tagliente. Tra maschere celebri e reazioni più o meno piccate, il comico si prepara a portare in Riviera il suo repertorio, senza rinunciare alla leggerezza che lo contraddistingue.
Ubaldo Pantani: dall’aspirazione al calcio alla svolta con Macao
In una recente intervista al Corriere della Sera, Pantani ha raccontato di non aver mai coltivato il sogno dello spettacolo. Da ragazzo voleva fare il calciatore. Dopo il Liceo Linguistico si iscrive a Scienze Politiche, indirizzo Sociologico, ma intanto frequenta il teatro e scopre che quelle doti da imitatore possono diventare qualcosa di più di un semplice passatempo.
La svolta arriva nel 1997 con Macao. A provinare il giovane talento è Gianni Boncompagni. “Parlammo di umorismo norvegese”, ricorda Pantani. Viene scelto insieme a Enrico Brignano, Fabio Canino e Paola Cortellesi. Porta in scena personaggi surreali che conquistano il regista. Da lì inizia un percorso costruito senza “vocazione”, ma con molto mestiere.
Le polemiche: tra Pier Silvio e Tonio Cartonio
“Non sono un imitatore, ma un comico che fa imitazioni”, precisa Pantani. Una definizione che chiarisce il suo approccio: la maschera non è mai semplice caricatura, ma interpretazione.
Tra i bersagli illustri figura Pier Silvio Berlusconi, che avrebbe espresso perplessità sulla propria rappresentazione. “Pensavo fosse una battuta e ho riso. Quando ho capito che era serio, ho continuato a ridere”, racconta Pantani. Nessuna polemica, almeno da parte sua: solo una risata, forse la risposta più coerente con il suo mestiere.
Non sempre, però, le reazioni sono state leggere. In passato anche Tonio Cartonio — volto simbolo della tv per bambini — si risentì per una parodia. Pantani ricorda di averlo incontrato e di essersi scusato. “Era un altro mondo”, riflette oggi, osservando come siano cambiati i confini della comicità. Un tempo si poteva “spingere di più”; oggi il contesto culturale impone nuove sensibilità.
Il repertorio di imitazioni di Ubaldo Pantani
Tra i personaggi più noti c’è Lapo Elkann, imitazione che Pantani porta avanti da anni. I due si sono conosciuti personalmente e, stando al racconto del comico, si stimano. “Gli voglio molto bene”, ha confidato in un’intervista a La Stampa.
Per Pantani un’imitazione funziona quando regge su tre pilastri: voce, somiglianza e testo. “Almeno uno deve essere forte”. Nel caso di Lapo, sostiene, ci sono tutti e tre. Il personaggio è cambiato nel tempo: dagli eccessi iniziali si è trasformato in una figura quasi fantastica, un “ricco gaffeur” ingenuo e imprevedibile, capace di dire ciò che altri non oserebbero.
Accanto a lui, nel repertorio, sfilano volti noti dell’informazione e dello sport: da Massimo Giletti a Gianluigi Buffon, da Paolo Del Debbio a Massimo Cacciari, fino a Flavio Insinna, Mario Giordano, Piergiorgio Odifreddi, Massimiliano Allegri, Luciano Spalletti, Bruno Vespa e Roberto D’Agostino.






