Nella nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli, il rapper Kid Yugi ripercorre la sua rapida ascesa musicale, partendo dalle radici nella provincia di Taranto. L’artista confessa con umiltà i suoi esordi difficili, ammettendo di aver sviluppato il proprio talento per la scrittura solo grazie alla passione per la lettura e il cinema. Durante il colloquio, emerge il suo rapporto complesso con il successo e la celebrità, descritti come fonti di forte ansia e minaccia per la propria privacy.
Kid Yugi sottolinea inoltre il suo legame indissolubile con Massafra, impegnandosi attivamente in progetti di beneficenza per sostenere la sanità locale colpita dall’inquinamento industriale. Infine, il rapper riflette sull’importanza di mantenere un approccio autentico alla musica, preferendo la tranquillità dello studio alla sovraesposizione mediatica.
Kid Yugi, dal silenzio della provincia ai vertici della scena rap italiana
Dalla provincia tarantina alle classifiche nazionali, passando per dubbi, paure e un legame profondo con la propria terra. Nel corso di una lunga conversazione nel BSMT di Gianluca Gazzoli, Kid Yugi racconta la traiettoria che lo ha portato da Massafra alla ribalta della scena rap italiana. Ne emerge il profilo di un artista complesso, capace di vivere il successo con gratitudine ma anche con una certa timidezza, sempre in equilibrio tra l’esposizione pubblica e il bisogno di restare fedele a se stesso.

Dalla “disgrafia” scolastica al trono dei testi
Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista c’è il racconto del suo passato scolastico. Da bambino, ricorda, non brillava certo per le capacità di scrittura: i temi alle elementari e alle medie erano talmente deboli che una sua insegnante arrivò a convocare il padre, preoccupata per quelle difficoltà che facevano pensare quasi a una forma di analfabetismo.
Oggi la situazione è quasi paradossale. Kid Yugi è infatti celebrato proprio per la qualità dei suoi testi, ricchi di citazioni e riferimenti, una caratteristica che lui stesso attribuisce alla scoperta tardiva della lettura e del rap.
Il suo metodo creativo rimane diretto e istintivo. Gran parte dei brani nasce nel giro di un’ora: un tempo breve che considera necessario per preservare la spontaneità delle barre. Riflettere troppo, spiega, rischia di farle “morire”.
Pur essendo considerato il “king della reference”, l’artista ammette che non sempre il pubblico coglie tutti i rimandi o i significati più profondi presenti nei suoi versi. Un’ambiguità che, però, accetta volentieri, perché parte integrante del fascino dell’arte.
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L’ansia del successo e il record di “I nomi del diavolo”
L’ingresso nel grande pubblico non è stato privo di tensioni. Prima dell’uscita del suo ultimo disco, il rapper racconta di aver attraversato momenti di forte ansia. Il peso delle aspettative lo aveva portato a rimettere mano ai master fino a pochi giorni dalla pubblicazione digitale, arrivando a modificarli persino sei giorni prima dell’uscita.
Una pressione che, a tratti, gli aveva fatto perdere lucidità. I risultati, però, hanno superato ogni previsione: il progetto ha registrato il miglior sell-out degli ultimi dodici anni nella prima settimana e ha raggiunto rapidamente il disco di platino.
Nonostante i numeri, Kid Yugi confessa di non sentirsi a proprio agio sotto i riflettori. La sovraesposizione e la possibile perdita della privacy restano tra le sue paure più grandi. Molto più naturale, per lui, è rifugiarsi nella solitudine dello studio di registrazione.
Massafra, l’Ilva e il festival della solidarietà
Le radici restano un punto fermo della sua identità. Crescere a Massafra, racconta, significa spesso sentirsi un “satellite” rispetto ai luoghi in cui accadono le cose. Nonostante questo, Kid Yugi ha scelto di non allontanarsi definitivamente dalla sua terra, cercando invece di contribuire a migliorarla.
Un esempio concreto è il festival benefico organizzato proprio nella sua città. L’iniziativa nasce per ricordare Simone, un amico scomparso, e per sostenere il reparto Nadia Toffa dell’ospedale di Taranto. Il tema dell’inquinamento legato all’Ilva è per lui una realtà quotidiana: dal balcone di casa vede il fumo delle ciminiere, una presenza costante che rappresenta una ferita ancora aperta.
Grazie alla sua popolarità e al coinvolgimento di numerosi colleghi — che partecipano al festival gratuitamente — il progetto ha permesso di raccogliere centinaia di migliaia di euro, trasformando il successo musicale in uno strumento concreto di solidarietà.
Il rapporto con i “Giganti”: da Tedua a Caparezza
Il rispetto della scena rap nei confronti di Kid Yugi è diffuso e trasversale. Tra i ricordi più significativi c’è la telefonata con cui Tedua lo invitò a partecipare a La Divina Commedia, un momento che considera una svolta nella sua carriera.
Altro episodio che custodisce con orgoglio è il messaggio ricevuto da Caparezza, suo conterraneo, che ha definito la sua scrittura una vera “penna infuocata”. Nonostante questi riconoscimenti arrivino da figure importanti del genere, Yugi mantiene un approccio molto lucido: evita di idolatrare le persone, preferendo affezionarsi alle opere che producono.
Tra i colleghi con cui ha costruito un rapporto più stretto cita Ernia, che descrive come un fratello, e Tony Effe, rimasto impresso per un messaggio di complimenti che non riguardava i numeri, ma la persona dietro l’artista.
Kid Yugi, un amore “sano” e il futuro tra i libri
Dietro il personaggio di Kid Yugi c’è Francesco, cresciuto in una famiglia umile con un padre commerciante e una madre infermiera. Oggi la sua vita è accompagnata anche da una relazione sentimentale che definisce sana e serena, nata in modo quasi casuale su Instagram grazie alla condivisione di un libro.
Il legame con la lettura resta centrale nella sua quotidianità. Lontano dal caos della notorietà, continua a cercare momenti di silenzio e tranquillità, coltivando un sogno semplice ma significativo: aprire un giorno una libreria tutta sua.
L’intervista si chiude proprio con un consiglio di lettura rivolto ai fan, con titoli come Una banda di idioti e Trilogia della città di K. Un dettaglio che conferma come, dietro l’immagine ruvida del rapper di strada, si nasconda una personalità profondamente curiosa, colta e riflessiva.






