Kuala Lumpur, 24 gennaio 2026 – L’infezione da virus Nipah continua a destare preoccupazione a livello globale, specialmente per il suo elevato tasso di mortalità e la difficoltà nel controllo dell’epidemia. Originariamente individuato nel 1999 in Malesia, questo virus zoonotico è trasmesso principalmente da pipistrelli della frutta e può infettare vari animali intermedi, come i maiali, con conseguente trasmissione all’uomo. La malattia si manifesta con sintomi che variano dalla febbre all’encefalite grave, e spesso si associa a complicanze respiratorie che possono portare a insufficienza acuta.
Caratteristiche cliniche e trasmissione del virus Nipah
La malattia da virus Nipah si presenta con un periodo di incubazione che varia da 4 a 20 giorni. I sintomi iniziali comprendono febbre, cefalea, mialgia e nausea, che possono rapidamente evolvere in encefalite con convulsioni e coma. Le complicazioni respiratorie, come la polmonite atipica e la sindrome da distress respiratorio acuto, si riscontrano frequentemente nei casi più gravi. Oltre il 20% dei pazienti sopravvissuti sviluppa postumi neurologici persistenti, quali alterazioni dell’umore e convulsioni.

Il virus appartiene al genere Henipavirus della famiglia Paramyxoviridae. I pipistrelli della frutta del genere Pteropus rappresentano i serbatoi naturali, contaminando l’uomo attraverso la saliva, gli escrementi o cibi infettati, in particolare il succo di palma. Il contagio può avvenire anche tramite ospiti intermedi come i maiali, e la trasmissione tra persone è documentata soprattutto per contatto diretto con liquidi corporei infetti. Per questo motivo, negli ambienti ospedalieri è fondamentale isolare i pazienti e adottare rigorose misure di protezione individuale.
Situazione epidemiologica e focolai recenti
Dal primo isolamento del virus, i focolai si sono verificati in varie regioni dell’Asia meridionale, tra cui Malesia, Singapore, India e Bangladesh. Il più recente e grave focolaio è avvenuto nel 2018 nello stato indiano del Kerala, con 23 casi confermati e 21 decessi. L’epidemia è stata dichiarata ufficialmente conclusa dopo un rigoroso controllo sanitario e la quarantena dei casi sospetti. La Malesia, con la sua vasta biodiversità e foreste pluviali, rimane un’area endemica importante, con pipistrelli della frutta presenti in numerose regioni.
Terapia e prevenzione: sfide ancora aperte
Ad oggi, non esistono farmaci antivirali specifici né vaccini approvati per la malattia da virus Nipah. La gestione clinica si basa esclusivamente su terapie di supporto, che includono il trattamento dei sintomi respiratori e neurologici, nonché il mantenimento delle funzioni vitali nei casi critici. Farmaci antivirali come la ribavirina sono stati sperimentati, ma la loro efficacia non è ancora stata confermata.
La prevenzione rimane quindi la strategia principale per contenere la diffusione del virus. Essa implica evitare il contatto con pipistrelli e animali potenzialmente infetti, nonché il consumo di alimenti che possono essere contaminati, come il succo di palma crudo. In ambito sanitario, è indispensabile il rispetto delle norme di biosicurezza, con isolamento dei pazienti e uso di dispositivi di protezione individuale.
L’attenzione internazionale verso il virus Nipah si mantiene alta, data la sua elevata letalità – stimata tra il 40 e il 70% – e la capacità di generare epidemie localizzate con impatto sanitario rilevante. Le autorità sanitarie continuano a monitorare attentamente la situazione, soprattutto nelle aree endemiche dell’Asia meridionale, dove la presenza di pipistrelli della frutta e la pratica di consumo di succhi di palma crudi rappresentano fattori di rischio costanti.






