Roma, 3 febbraio 2026 – La Fondazione Gimbe ha pubblicato un’analisi critica sull’attuale situazione delle liste d’attesa in Italia e sull’efficacia del Decreto Legge (DL) sulle liste d’attesa (DL 73/2024), evidenziando una serie di criticità che ancora oggi penalizzano i cittadini. Secondo il report, la trasparenza e la comprensibilità degli indicatori pubblicati sulla Piattaforma nazionale liste di attesa (Pnla) risultano insufficienti e poco utili per il monitoraggio reale dei tempi di attesa, con dati che spesso non riflettono la reale esperienza dei pazienti.
Indicatori tecnici poco chiari
La Fondazione Gimbe sottolinea come il rispetto dei tempi di attesa per visite ed esami sia riportato sulla Pnla tramite indicatori tecnici che risultano incomprensibili per i cittadini e difficili da interpretare anche per gli operatori sanitari. In particolare, per alcune delle prestazioni più richieste, come la visita oculistica e l’ecografia all’addome, emerge un quadro complesso: circa metà dei pazienti ottiene la prestazione entro i tempi garantiti, ma una quota significativa è costretta ad attendere mesi prima di essere visitata o sottoposta all’esame.
L’analisi della Fondazione evidenzia che la piattaforma esclude circa il 25% delle prenotazioni con i tempi di attesa più lunghi, contribuendo così a un’edulcorazione dei numeri che nasconde le reali criticità. Prendendo come esempio la visita oculistica urgente (da effettuarsi entro 3 giorni), tre pazienti su quattro riescono a rispettare i tempi massimi, ma per le visite a priorità breve (entro 10 giorni) almeno un paziente su quattro attende oltre il limite previsto. Per le visite differibili (entro 30 giorni), metà delle persone aspetta più di un mese, mentre un quarto arriva a pazientare fino a 4-5 mesi. Situazione simile si registra per le visite programmabili, dove un paziente su quattro attende tra i 6 e gli 8 mesi per essere visitato.
I problemi delle liste d’attesa
Anche per l’ecografia all’addome, nonostante nelle prestazioni urgenti la maggior parte degli esami sia eseguita rapidamente, in alcuni mesi del 2025 almeno un paziente su quattro ha superato i tempi massimi garantiti. Per le prestazioni differibili, un quarto dei pazienti attende fino a 70 giorni, mentre per quelle programmabili le attese possono arrivare fino a quattro o cinque mesi.
Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, commenta: “Metà dei pazienti generalmente ottiene la prestazione entro i tempi previsti, ma una quota significativa deve attendere ben oltre i limiti massimi. Inoltre, una persona su quattro è costretta a pagare di tasca propria o a rinunciare del tutto alla prestazione.” Un dato preoccupante, considerando che nel 2024 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato almeno a una prestazione sanitaria a causa dei lunghi tempi di attesa o dei costi elevati.
DL liste d’attesa: più annunci che risultati concreti
Nonostante l’entrata in vigore del DL liste d’attesa più di un anno e mezzo fa, la Fondazione Gimbe denuncia che non vi sono ancora benefici concreti per i cittadini. Ad oggi, mancano due decreti attuativi fondamentali previsti dal DL: la definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e le linee di indirizzo per un nuovo sistema di gestione delle prenotazioni e disdette tramite il CUP (Centro unico di prenotazione). Questi ritardi, sottolinea Gimbe, impediscono un’effettiva implementazione delle misure previste.
La Pnla nel 2025 ha raccolto dati su 57,8 milioni di prestazioni, tra cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, la piattaforma fornisce solo dati aggregati a livello nazionale, senza consentire di individuare dove si concentrano i ritardi, né di distinguere tra prestazioni pubbliche e private o tra diverse regioni e aziende sanitarie. Mancano inoltre informazioni su quali prestazioni siano erogate in intramoenia, che si stima rappresentino circa il 30% del totale.
Nonostante le promesse di aggiornamenti, al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della Pnla rimane quella iniziale, senza dati consultabili per regione, provincia autonoma o differenti modalità di erogazione. L’annunciata versione 2.0, che avrebbe dovuto offrire una consultazione più dettagliata, e quella 3.0, con dati in tempo reale, non sono state ancora rese disponibili.
Tra le 17 visite specialistiche monitorate, le più richieste sono oculistica, dermatologia/allergologia, cardiologia, ortopedia e otorinolaringoiatria, che rappresentano oltre il 54% del totale. Per gli esami diagnostici, la metà delle prestazioni riguarda solo 10 test, tra cui ecografie, ecocolordoppler e radiografie. Tuttavia, molti di questi esami sono di primo livello e secondo studi internazionali presentano una quota di inappropriatezza stimata almeno al 30%, elemento che aggiunge complessità alla gestione delle liste d’attesa.
L’impegno della Fondazione Gimbe
Nino Cartabellotta ribadisce che “il DL 73/2024 non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti, nonostante i numerosi annunci e impegni ufficiali”. La situazione richiede quindi interventi urgenti e una riforma strutturale che sappia affrontare non solo le liste d’attesa, ma anche la carenza di personale e le disuguaglianze regionali che condizionano l’accesso alle cure.
La Fondazione Gimbe, da anni impegnata nel monitoraggio indipendente del SSN e nella promozione di un modello sanitario pubblico, equo e universalistico, continua a sollecitare un cambiamento di rotta che metta al centro il diritto alla salute sancito dalla Costituzione e permetta di superare le attuali criticità che mettono a rischio la sostenibilità e l’efficacia del sistema sanitario nazionale.
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