Roma, 25 febbraio 2026 – Una recente ricerca condotta presso la Scuola di Medicina dell’Università Duke, negli Stati Uniti, ha identificato due importanti indicatori nel sangue che possono prevedere la longevità negli anziani. Questi indicatori sono rappresentati da piccoli filamenti di RNA, noti come piRNA (piwi-interacting RNA), la cui presenza nel sangue si è dimostrata in grado di predire con precisione la probabilità di sopravvivenza negli ultimi due anni di vita.
Lo studio sulla longevità e i risultati principali
Lo studio, guidato dalla professoressa Virginia Byers Kraus, esperta di osteoartrite e biologia molecolare presso l’Università Duke, ha analizzato campioni di sangue di 1.271 persone con età superiore ai 71 anni. Attraverso semplici analisi ematiche e l’ausilio di tecniche di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno incrociato centinaia di parametri per individuare sei specifici tipi di piRNA strettamente correlati alla sopravvivenza nei due anni successivi al prelievo.
La professoressa Kraus ha sottolineato come la combinazione di pochi piRNA si sia rivelata il predittore più forte della sopravvivenza a due anni negli anziani, superando l’efficacia di altri fattori tradizionali come l’età, le abitudini di vita o altri parametri sanitari comunemente utilizzati. Sorprendentemente, questo potente segnale può essere rilevato tramite un esame del sangue semplice e poco invasivo.
Il ruolo dei piRNA nell’invecchiamento
I piRNA sono una categoria di RNA di cui si conosce ancora poco, ma si ritiene siano coinvolti nella regolazione della produzione delle cellule del sistema immunitario. Secondo la ricercatrice, bassi livelli di alcuni specifici piRNA risultano associati a un miglior stato di salute, mentre livelli elevati potrebbero indicare disfunzioni nell’organismo. Comprendere il ruolo esatto di questi filamenti potrebbe aprire nuove strade per sviluppare terapie innovative volte a promuovere un invecchiamento sano e prevenire malattie correlate all’età.
L’équipe della professoressa Kraus, già nota per i suoi contributi nello studio dell’osteoartrite e nella ricerca di biomarcatori molecolari, continuerà ora a investigare i meccanismi biologici legati ai piRNA per approfondire il loro impatto sul processo di invecchiamento e sulla longevità.
Questa scoperta rappresenta un importante passo avanti nella medicina geriatrica, suggerendo che in futuro sarà possibile valutare il rischio di sopravvivenza a breve termine semplicemente attraverso un esame del sangue, aprendo potenzialmente nuove prospettive nella gestione della salute degli anziani.






