Roma, 5 gennaio 2026 – Prosegue con determinazione l’impegno del governo italiano per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre un anno. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito in un’intervista a Rtl 102.5 che si sta tentando «il possibile e l’impossibile» per garantire il ritorno a casa di Trentini e degli altri prigionieri politici italiani nel Paese sudamericano.
La situazione di Alberto Trentini: oltre un anno di detenzione
Alberto Trentini, 46 anni, originario di Venezia, è stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si trovava in viaggio da Caracas a Guasdualito per conto dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. La sua detenzione è stata confermata ufficialmente solo due mesi dopo l’arresto, durante i quali la famiglia e le autorità italiane non avevano notizie certe sulla sua sorte. Trentini è ora recluso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, alla periferia di Caracas, dove le condizioni di detenzione sono state definite “invivibili” e comportano un serio rischio per la sua incolumità, come evidenziato anche dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH), che ha emesso misure cautelari a suo favore nel gennaio 2025.
La vicenda ha acceso l’attenzione dell’opinione pubblica italiana e ha mobilitato una vasta rete di sostegno civile e diplomatico. Sono state raccolte oltre 134 mila firme su Change.org, si sono svolti flash mob e manifestazioni, e l’ambasciatore dell’Organizzazione internazionale per i diritti umani, Alberto López, ha consegnato personalmente a Nicolás Maduro una lettera della madre di Trentini, Armanda Colusso, con la richiesta di liberare il figlio e permettergli di tornare in Italia.
L’impegno diplomatico e le dichiarazioni di Antonio Tajani
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che la Farnesina mantiene un dialogo costante con l’ambasciatore italiano a Caracas e che «stiamo lavorando per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini». Tajani ha espresso la speranza che il recente cambio di regime in Venezuela, con l’insediamento del presidente Rodriguez al posto di Maduro, possa facilitare il dialogo e portare a una svolta positiva per il rilascio.

Il titolare della diplomazia italiana ha sottolineato l’importanza di garantire la liberazione non solo di Trentini, ma anche degli altri prigionieri politici italiani, una ventina, detenuti in condizioni analoghe, molti dei quali con doppia cittadinanza. «Sono persone detenute per motivi politici, non perché abbiano commesso alcun male», ha ribadito Tajani, evidenziando il forte impegno del governo per riportarli in patria.
L’ambasciatore López ha inoltre confermato che le autorità venezuelane stanno mostrando disponibilità al dialogo e che le trattative procedono con attenzione e professionalità, frutto di un lavoro di squadra che coinvolge istituzioni italiane, organizzazioni internazionali e la società civile.
Il contesto politico e la mobilitazione italiana
Il caso Trentini si inserisce in un quadro complicato di relazioni diplomatiche tra Italia e Venezuela, segnato da tensioni e difficoltà nel reperire informazioni certe. La famiglia di Trentini ha più volte denunciato la mancanza di trasparenza e la scarsità di contatti, chiedendo un intervento urgente da parte del governo italiano.
Nonostante le difficoltà, la mobilitazione civile e le iniziative diplomatiche, tra cui visite consolari e incontri istituzionali, continuano a mantenere viva la pressione per una rapida soluzione. Il ministero degli Esteri italiano ha convocato più volte l’incaricato d’affari venezuelano a Roma per protestare contro le condizioni della detenzione e per chiedere informazioni.
Al momento, non si registrano ancora accelerazioni decisive, ma l’auspicio è che la nuova fase politica in Venezuela possa favorire il rilascio di Trentini e degli altri italiani detenuti, restituendo loro la libertà e la possibilità di tornare alle proprie famiglie.




