Milano, 16 marzo 2026 – La storica libreria Hoepli, punto di riferimento culturale e librario del capoluogo lombardo da oltre un secolo, è al centro di una decisione che scuote il tessuto cittadino. La società Hoepli S.p.A., celebre casa editrice e libreria, ha infatti deliberato la liquidazione volontaria con conseguente chiusura della libreria storica. Un passaggio che, come sottolineato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, rappresenta un’iniziativa privata su cui l’amministrazione comunale può esercitare ben pochi margini di intervento.
La posizione del Comune di Milano
A margine del consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala, in vista del tavolo di confronto con i sindacati previsto per il 20 marzo a Palazzo Marino, il sindaco Sala ha espresso chiaramente le limitazioni dell’ente pubblico di fronte alla crisi Hoepli: «La liquidazione volontaria della Hoepli spa con la chiusura della storica libreria è una iniziativa privata su cui possiamo fare poco». Sala ha inoltre escluso che la questione sia riconducibile a problematiche legate al costo degli affitti, evidenziando che i muri dell’immobile appartengono alla stessa società che ha deciso di chiudere. «Ascoltiamo tutti ma non riesco a immaginare cosa possa fare il Comune, temo non molto», ha aggiunto il primo cittadino.
Le motivazioni della liquidazione di Hoepli
Fondata nel 1872 da Ulrico Hoepli, la casa editrice milanese ha rappresentato per oltre 150 anni un punto di riferimento nell’editoria tecnica, scolastica e scientifica, oltre che un simbolo della cultura cittadina. Nonostante la sua storia prestigiosa, l’assemblea dei soci ha approvato lo scioglimento volontario e la messa in liquidazione della società lo scorso 10 marzo 2026. La decisione è stata motivata da risultati di esercizio negativi, prospettive di mercato sfavorevoli e una persistente conflittualità interna che ha reso la liquidazione la soluzione ritenuta più idonea a preservare il patrimonio aziendale.
La notizia ha suscitato una forte reazione nel mondo culturale e tra i lavoratori, che hanno già annunciato iniziative di protesta. Nel frattempo, il Comune di Milano si prepara al confronto con i sindacati, ma come ha ribadito Sala, le possibilità di intervento diretto restano limitate, lasciando aperto il futuro di uno dei simboli storici della città.
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