Bologna, 7 marzo 2026 – In vista del prossimo referendum sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato l’importanza della riforma definendola un elemento essenziale di civiltà e democrazia. Nel corso di un incontro tenutosi a Bologna, il titolare del Viminale ha ribadito il proprio impegno nella campagna referendaria a favore del sì, evidenziando come questa riforma sia attesa da tempo e rappresenti una grande occasione per il sistema giudiziario italiano.
Matteo Piantedosi: Una riforma necessaria e in linea con l’Europa
Secondo Matteo Piantedosi, la distinzione fra le carriere dei magistrati è una prassi consolidata in oltre venti ordinamenti europei e non si comprende perché l’Italia debba restare uno degli ultimi Paesi a non applicarla. Il ministro ha evidenziato come la riforma, fortemente voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni, sia un progetto di cui va fiero e al quale sta dedicando un impegno diretto.
“Non vedo perché questa riforma possa essere criticata da magistrati in servizio mentre un membro del governo che ne ha firmato l’adozione non possa sostenerla” ha dichiarato Piantedosi, sottolineando che la proposta è attesa da troppo tempo e che il momento per realizzarla è ora.
Il sorteggio per l’organizzazione giudiziaria: Piantedosi respinge le critiche
Nel medesimo incontro a Bologna, il ministro ha anche affrontato il tema del sorteggio per la nomina di alcune figure coinvolte nell’organizzazione giudiziaria, rispondendo alle contestazioni di chi lo definisce antidemocratico e inefficiente. Matteo Piantedosi ha ricordato che il sorteggio è già previsto in contesti istituzionali di grande rilevanza, come nel caso del tribunale dei ministri e del procedimento di messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica, e nelle corti d’assise.
“Chi contesta il sorteggio fa una pregiudiziale di casta” ha affermato il ministro, sottolineando che la procedura garantisce imparzialità e rappresenta un sistema consolidato, già applicato con successo in altri ambiti del nostro ordinamento.
Lo scontro politico sulla giustizia e la posizione di Fratelli d’Italia
Parallelamente al dibattito istituzionale, la questione del referendum ha visto un acceso confronto anche sul piano politico. Fratelli d’Italia (FdI) ha attaccato duramente la giudice Silvia Albano, capofila di Magistratura Democratica, per alcune sue dichiarazioni rilasciate al Fatto Quotidiano. Albano aveva infatti contestato l’efficacia del trasferimento degli immigrati clandestini nei centri di permanenza per i rimpatri (CPR) in Albania, sostenendo che molti magistrati di orientamento progressista ostacolerebbero tali misure rimandando i migranti in Italia.
Sandro Sisler, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato, e Massimo Ruspandini, vice capogruppo FdI alla Camera, hanno definito le parole della giudice come un involontario “spot” a favore del sì al referendum, rimarcando la necessità di approvare una riforma che impedisca il boicottaggio delle leggi da parte di alcuni magistrati.
“Le leggi si applicano, non si boicottano. Ecco perché riteniamo necessario votare Sì al referendum” ha dichiarato Ruspandini, confermando la linea del partito.
Il dibattito politico e istituzionale sul referendum resta dunque acceso, con posizioni fortemente contrapposte su una riforma che potrebbe segnare un cambiamento significativo nella struttura della magistratura italiana.






