Palermo, 27 febbraio 2026 – In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia programmato per il 22 e 23 marzo prossimi, il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha espresso una netta posizione critica nei confronti delle modifiche proposte, definendo il progetto di legge come un tentativo di “manomettere la nostra Costituzione“. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate ai margini di un incontro organizzato ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, volto a promuovere il no al referendum.
Landini: la riforma mette a rischio l’autonomia della magistratura
Secondo Landini, la questione non si riduce a un semplice confronto fra destra e sinistra, ma coinvolge un principio fondamentale della carta costituzionale italiana: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Il segretario della CGIL ha sottolineato come la riforma non riguardi soltanto la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, bensì rappresenti un tentativo più ampio di alterare l’equilibrio costituzionale, innescando “una logica pericolosa” che si estende anche alla gestione dell’autonomia differenziata e ai decreti sulla sicurezza varati dal governo attuale.
Landini ha inoltre messo in evidenza che il vero problema non è la separazione delle carriere, bensì la necessità di investire nel personale giudiziario, garantire processi giusti e ridurre la precarietà lavorativa. Sfidando le previsioni della destra, che dà per scontata la vittoria del sì, il leader sindacale si è detto fiducioso che il voto popolare saprà scegliere in modo consapevole, riconoscendo le implicazioni profonde di questo passaggio.
Referendum costituzionale: cosa cambia nella giustizia
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 riguarda una modifica costituzionale già approvata dal Parlamento che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, istituisce due Consigli Superiori distinti per le due categorie e crea una Corte Disciplinare di rango costituzionale per le responsabilità disciplinari. Nonostante questi cambiamenti organizzativi, la riforma non intacca i principi di autonomia e indipendenza della magistratura.
Si tratta di un referendum confermativo senza quorum, il cui esito dipenderà dalla maggioranza dei voti validi espressi. Il voto potrà confermare o respingere integralmente il testo costituzionale, senza possibilità di modifica parziale. La posta in gioco è alta, poiché si tratta di ridefinire i meccanismi di autogoverno della magistratura e il sistema di nomine, con particolare attenzione al nuovo metodo di selezione che prevede il sorteggio, destinato a ridurre l’influenza delle correnti interne.
Le parole di Landini e l’approssimarsi della consultazione referendaria alimentano un acceso dibattito pubblico e politico sul futuro della giustizia italiana e sull’effettiva tutela dei suoi principi costituzionali.




