Roma, 25 marzo 2026 – Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso la posizione del governo sulla possibile proroga della riduzione delle accise sui carburanti in relazione all’evolversi del conflitto in Medio Oriente. Nel corso dell’evento organizzato da Confindustria dal titolo “Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita”, Tajani ha sottolineato la volontà di non rinnovare la misura se la guerra dovesse cessare, ma ha chiarito che il sostegno economico tramite la riduzione delle accise sarà inevitabile qualora il conflitto si protragga.
Tajani e la prospettiva sulle accise: sostegno condizionato alla fine della guerra
“Vorrei che non fosse necessario rinnovare il taglio delle accise – ha dichiarato Tajani – ma se la guerra non finisce, saremo costretti a rinnovare questa scelta di sostegno per abbassare il prezzo al consumo di gasolio e benzina”. Il ministro ha inoltre ribadito l’impegno del governo nella politica energetica volta all’autosufficienza, indicandola come priorità. In particolare, ha definito il nucleare “l’obiettivo numero uno” per ridurre la dipendenza energetica estera, pur ammettendo che si tratta di un percorso che richiederà tempo.
Prezzi dei carburanti in aumento dopo la riduzione delle accise
Nel frattempo, i prezzi dei carburanti tornano a salire progressivamente. Dopo tre giorni consecutivi di rialzi, il prezzo del gasolio supera nuovamente i 2 euro al litro, un livello non registrato da due settimane prima dell’introduzione del taglio delle accise. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, elaborati da Staffetta Quotidiana, la benzina self service si attesta a 1,738 euro/litro, mentre il diesel self service raggiunge i 2,022 euro/litro. Le compagnie come Q8 hanno aumentato i prezzi consigliati di 5,4 centesimi per la benzina e 6,4 centesimi per il gasolio. La situazione evidenzia un quadro di volatilità che riflette le tensioni geopolitiche e le pressioni sui mercati energetici internazionali.
Le analisi di Confindustria, infatti, confermano come la guerra in Medio Oriente abbia un impatto diretto sui costi energetici, con scenari che vedono un aumento fino al +133% dei prezzi di petrolio e gas nel caso di un conflitto prolungato fino a fine anno. Questo si traduce in un forte aumento dell’inflazione e un aggravio dei costi per le imprese manifatturiere italiane, con possibili ripercussioni negative sulla crescita economica nazionale.





