Da decenni l’umanità guarda a Marte come alla prossima grande frontiera dell’esplorazione spaziale. Un sogno coltivato tra missioni robotiche, romanzi di fantascienza e promesse mai del tutto mantenute, che ancora oggi appare lontano e carico di ostacoli tecnologici e politici. Eppure, secondo SpaceX ed Elon Musk, quel traguardo potrebbe essere molto più vicino di quanto si pensi: non anni luce nel futuro, ma già nel giro di pochi anni.
Marte, il sogno che torna a sembrare possibile
SpaceX accelera verso un traguardo che fino a pochi mesi fa sembrava pura fantascienza: tentare una missione senza equipaggio su Marte già alla fine del 2026. Ad annunciarlo è stato Elon Musk, forte di una finestra cosmica che potrebbe non ripresentarsi a breve.

Tra novembre e dicembre di quell’anno, infatti, Terra e Marte entreranno in opposizione, una configurazione orbitale favorevole che consente di ridurre tempi di viaggio e consumo di carburante. Un’occasione rara, che SpaceX intende sfruttare al massimo nonostante le incognite tecnologiche ancora aperte.
La corsa contro il tempo (e la tecnologia)
Nel 2025 Starship ha mostrato progressi significativi, ma molte delle capacità chiave necessarie per una missione marziana restano sulla carta. Il nodo più critico è il rifornimento in orbita, un’operazione mai testata prima e considerata indispensabile per estendere l’autonomia del veicolo verso Marte. Lo stesso Musk ha ridimensionato l’entusiasmo, stimando le possibilità di successo entro il 2026 in un prudente “50 e 50”.
A rafforzare la scommessa dovrebbe arrivare Starship Version 3, un colosso completamente riutilizzabile alto oltre 120 metri, il cui debutto è previsto proprio nel 2026. SpaceX punta a sfruttare la finestra di lancio con fino a cinque missioni, dedicate a test cruciali: atterraggio, stoccaggio dei carichi e operazioni robotiche sulla superficie marziana. Tra i “passeggeri”, anche i robot umanoidi Optimus sviluppati da Tesla.
Pressioni dalla NASA e incognite sugli atterraggi
L’urgenza di SpaceX non è dettata solo dall’astronomia. La NASA osserva con attenzione — e una certa preoccupazione — l’evoluzione del programma: Starship è infatti un elemento centrale della missione lunare Artemis III. Ritardi significativi, sia sul fronte marziano sia su quello lunare, rischierebbero di mettere in difficoltà le collaborazioni in corso e di spingere l’agenzia a valutare alternative.
Resta infine il problema più delicato: l’atterraggio. Nessun veicolo delle dimensioni di Starship ha mai tentato una discesa su Marte, dove l’atmosfera troppo rarefatta rende inefficaci le tecniche tradizionali di frenata. Anche le aree candidate, come Arcadia Planitia, richiedono studi approfonditi ancora non completati. La corsa a Marte è partita, ma il traguardo resta tutt’altro che garantito.




