Roma, 1 gennaio 2026 – L’anno nuovo porterà significative novità nel panorama dei prezzi dei carburanti in Italia, con un particolare impatto per gli automobilisti che utilizzano veicoli a gasolio. La Legge di Bilancio 2026 introduce una nuova rimodulazione delle accise su benzina e diesel che potrebbe portare, per la prima volta, al paradosso di un costo del diesel superiore a quello della benzina. Questa svolta fiscale è destinata a modificare non solo le abitudini di consumo, ma anche i bilanci delle famiglie italiane.
Le novità fiscali sulle accise dei carburanti nel 2026
Nel testo definitivo della Manovra finanziaria si stabilisce che dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro al litro e, contemporaneamente, un aumento della stessa misura sull’accisa applicata al gasolio destinato all’autotrazione. In termini pratici, questo significa che l’imposta per mille litri di carburante sarà uniformata a 672,90 euro, con un incremento delle entrate fiscali previsto intorno ai 500 milioni di euro per il solo anno 2026.
Questa modifica, come sottolineato da Gianni Murano, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità), che dal luglio 2023 guida l’associazione per il quadriennio 2023-2027, renderà il diesel più caro della benzina di circa 3 centesimi al litro. Murano, con una lunga esperienza nel settore petrolifero e già AD di Esso Italiana, ha evidenziato come le società di distribuzione potrebbero inizialmente assorbire parte del rincaro, grazie a margini più elevati sul gasolio rispetto alla benzina, ma l’effetto finale sui prezzi alla pompa sarà da monitorare con attenzione nei primi mesi del 2026.

Impatti economici per gli automobilisti e il mercato
Secondo le analisi del Codacons, associazione italiana per la tutela dei consumatori presieduta da Carlo Rienzi, l’aumento delle accise sul gasolio potrebbe tradursi in un aggravio significativo per chi guida un’auto diesel. Attualmente, in Italia circolano circa 16,5 milioni di veicoli alimentati a gasolio e, considerando un consumo medio di 50 litri per pieno, il rincaro fiscale potrebbe tradursi in un aumento di circa 2,5 euro a rifornimento. Su base annua, ipotizzando due pieni mensili, si tratterebbe di una spesa aggiuntiva di circa 60 euro per veicolo.
Il Codacons evidenzia inoltre che la riduzione dell’accisa sulla benzina non sembra produrre un effetto simmetrico in termini di ribassi dei prezzi alla pompa. A maggio 2025, infatti, una precedente rimodulazione aveva portato a un aumento delle accise sul diesel di 1,5 centesimi al litro, mentre la benzina aveva visto solo modesti cali di prezzo. Questo squilibrio potrebbe accentuare la percezione di un “doppio aumento” a carico dei consumatori, anche a causa dell’eventuale crescita dei costi di trasporto e dei prodotti alimentari, che si rifletterebbe indirettamente sui prezzi al dettaglio.
Un aspetto importante della nuova normativa è l’esclusione dall’aumento delle accise del gasolio utilizzato per attività agricole, industriali e laboratori, un’attenzione rivolta a non penalizzare settori produttivi fondamentali per l’economia nazionale.
Evoluzione dei prezzi dei carburanti e quadro di riferimento
Nonostante le novità fiscali, i prezzi dei carburanti alla fine del 2025 mostrano un trend di lieve discesa, favorito da una serie di fattori internazionali, come il calo delle quotazioni del petrolio greggio e l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. I dati rilevati da Staffetta Quotidiana all’8 del 28 dicembre indicano la benzina self service a 1,684 euro/litro e il diesel a 1,636 euro/litro, livelli che rappresentano i minimi dal 2022.
Sul mercato internazionale, il petrolio resta la principale fonte energetica globale, coprendo il 33% della domanda mondiale, con gli Stati Uniti che mantengono la leadership come primo produttore a livello globale, seguiti da Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Kazakistan. La Russia, nonostante le sanzioni internazionali, mantiene livelli produttivi e di esportazione stabili, confermando l’importanza strategica del settore petrolifero nel contesto geopolitico.
In Italia, la domanda energetica si mantiene sostanzialmente stabile nel 2025 con il petrolio che rappresenta il 37% del fabbisogno energetico nazionale, seguito dal gas al 36,5%. Le fonti rinnovabili, invece, mostrano una lieve flessione, in parte dovuta a condizioni climatiche meno favorevoli che hanno ridotto la produzione idroelettrica.
Le caratteristiche della benzina e il contesto storico
La benzina è un liquido trasparente, altamente infiammabile, ottenuto dalla distillazione del petrolio greggio. Viene utilizzata come carburante nei motori a scoppio e presenta caratteristiche chimico-fisiche che ne garantiscono l’efficacia e la sicurezza d’uso, come un adeguato numero di ottano, che misura la capacità antidetonante del carburante.
Storicamente, la benzina è stata soggetta a varie evoluzioni tecnologiche e normative: fino al 2000, in Europa era addizionata con composti di piombo come antidetonanti, ma tali sostanze sono state eliminate per motivi ambientali e sanitari. Oggi, la benzina verde senza piombo domina il mercato, con numerosi additivi che migliorano le prestazioni e riducono l’impatto ambientale.
Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata anche su additivi più ecologici, come l’ETBE, prodotto da materie prime rinnovabili, e sulla riduzione degli inquinanti derivanti dalla combustione.
Il ruolo e le posizioni di Unem e Codacons
L’Unem, rappresentata da Gianni Murano, svolge un ruolo cruciale nell’orientare le politiche e le strategie del settore energetico e petrolifero in Italia. Murano, con una profonda esperienza tecnica e manageriale acquisita in Esso Italiana e nel gruppo ExxonMobil, guida l’associazione in un momento di forte trasformazione del mercato, tra esigenze di sostenibilità ambientale e necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
Dall’altra parte, il Codacons, sotto la presidenza di Carlo Rienzi, continua a rappresentare la voce dei consumatori, monitorando attentamente gli effetti delle politiche fiscali sul potere d’acquisto delle famiglie italiane. L’associazione, attiva dal 1986, non solo interviene in ambito giudiziario per la tutela dei diritti dei consumatori, ma si impegna anche nel dibattito pubblico su temi che spaziano dall’ambiente alla mobilità sostenibile, offrendo un contrappeso fondamentale alle dinamiche di mercato.
L’evoluzione del prezzo di benzina e diesel nel 2026 sarà dunque un indicatore chiave per valutare l’equilibrio tra scelte politiche, esigenze industriali e la sostenibilità economica e sociale per milioni di italiani.
