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Ora solare 2025: quando cambia e perché l’Europa vuole abolirla

Nella notte tra il 25 e il 26 ottobre si torna indietro di un’ora. Il premier spagnolo Sanchez riapre il dibattito: “Non ha più senso”

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Ora solare 2025

Shutterstock

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025, alle ore 3, si dovranno spostare le lancette un’ora indietro: come ogni anno, l’ultima domenica di ottobre segna il ritorno all’ora solare e l’addio a quella legale. Un passaggio ormai familiare ma sempre più discusso, rilanciato in questi giorni dalle dichiarazioni del premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha definito il cambio d’orario “un’abitudine priva di senso” chiedendone l’abolizione. Il tema è tornato sul tavolo di Bruxelles, dove dal 2018 giace una proposta di legge per eliminare il passaggio semestrale.

Perché si torna ancora all’ora solare nel 2025

L’Italia introdusse per la prima volta l’ora legale tra le due guerre mondiali per risparmiare energia sfruttando meglio la luce naturale. Dal 1966 il cambio avviene con regolarità e, dal 1996, è applicato in tutta Europa. Per decenni la misura è servita a tagliare i consumi elettrici e a migliorare la produttività, ma negli ultimi anni le abitudini sono cambiate: la popolazione si sveglia e va a dormire più tardi, e i benefici economici ed energetici si sono ridotti. L’ora solare resterà in vigore fino all’ultimo weekend di marzo 2026, quando nella notte tra il 28 e il 29 marzo si tornerà a spostare le lancette un’ora avanti.

I contro del cambio d’ora

Oggi sempre più esperti e associazioni chiedono di rendere permanente l’ora legale, sostenendo che il passaggio provochi più danni che vantaggi. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Consumerismo No Profit ricordano che la stabilità dell’orario estivo ridurrebbe le emissioni fino a 200mila tonnellate di CO₂ all’anno, pari all’assorbimento di milioni di alberi. Il risparmio energetico non è l’unico motivo: secondo il presidente Sima, Alessandro Miani, il cambio altera la “ritmicità circadiana”, influendo su sonno, umore, pressione arteriosa e frequenza cardiaca. Studi europei collegano la settimana successiva al passaggio a un aumento del 4% degli infarti e a maggiori disturbi del sonno. L’Università di Stoccolma segnala più incidenti stradali al mattino dopo il cambio, mentre in Australia una ricerca ha rilevato un lieve incremento dei casi di suicidio.

Sanchez: “Basta cambi di orario”

“Non vedo alcun senso nel continuare a cambiare orario due volte l’anno”, ha dichiarato Pedro Sanchez in un video diffuso su X. Il premier spagnolo, da tempo contrario alla misura, ha ricordato che il 66% degli spagnoli vorrebbe abolire il cambio, secondo gli ultimi sondaggi. “La maggioranza dei cittadini europei è contraria e credo che il momento per decidere sia ora”, ha aggiunto, ricevendo l’appoggio della vicepremier Yolanda Díaz e del ministro della Cultura Ernest Urtasun. Per il governo di Madrid, l’attuale pianificazione europea, valida fino al 2026, è l’occasione ideale per aggiornare le politiche alla luce dei nuovi ritmi economici e sociali.

Cosa pensa l’Unione Europea

La Commissione europea conferma che l’idea di abolire il cambio semestrale resta sul tavolo, ma la proposta — presentata nel 2018 — è ferma da anni. “Crediamo che una soluzione coordinata sia possibile, ma spetta agli Stati membri trovare un accordo comune”, ha dichiarato una portavoce di Bruxelles. L’ultima discussione risale al 2019, quando l’Ue invitò i Paesi a scegliere se mantenere o meno l’ora legale permanente a partire dal 2021. L’Italia, allora con il governo Conte I, decise di mantenere il sistema attuale, in attesa di un’intesa europea che non è mai arrivata. “Per ora — ha ironizzato la Commissione — preparatevi a dormire un’ora in più: è l’unico effetto certo del prossimo weekend.”

Ora solare nel 2025, un’abitudine destinata a cambiare

Tra sostenitori e contrari, il cambio dell’ora resta un rituale che segna stagioni e abitudini. Ma il 2025 potrebbe essere uno degli ultimi anni in cui le lancette tornano indietro. Se l’Europa troverà un’intesa, l’ora legale permanente potrebbe diventare presto la nuova normalità: più luce, più energia risparmiata e, forse, meno stanchezza per tutti.

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