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Home Esteri

Venezuela, gli USA avrebbero usato superarmi sonore: cosa c’è di vero?

Secondo una testimonianza anonima, gli USA avrebbero usato superarmi sonore in Venezuela: cosa c'è di vero e come funzionerebbero

by Federico Liberi
12 Gennaio 2026
Gli USA in Venezuela avrebbero usato superarmi sonore

Gli USA in Venezuela avrebbero usato superarmi sonore | X/WhiteHouse - alanews

“Hanno lanciato qualcosa. Non so come descriverla. Era come un’onda sonora fortissima”. La voce è anonima, attribuita a uno dei soldati incaricati di difendere la residenza del presidente Nicolás Maduro in Venezuela. Il racconto è crudo: dolore improvviso alla testa, sangue dal naso, perdita dell’equilibrio, impossibilità di restare in piedi. Una paralisi totale, attribuita a quella che viene definita un’“arma sonica, o qualcosa di simile”. A dare peso alla testimonianza è il fatto che sia stata rilanciata dalla responsabile stampa della Casa Bianca, Karoline Leavitt, e analizzata a lungo da Fox News. Un’eco mediatica che le conferisce autorevolezza e riaccende l’attenzione su una tecnologia militare studiata da decenni: l’uso del suono come strumento di guerra.

Superarmi sonore in Venezuela: il sogno della “tromba di Gerico”

L’idea non è nuova. Il Pentagono, come prima di lui altri apparati militari, insegue da tempo l’obiettivo di trasformare il suono in un’arma capace di neutralizzare il nemico senza ucciderlo. Una moderna “tromba di Gerico”, capace di abbattere non mura ma resistenze fisiche e psicologiche. Un’ossessione che aveva affascinato persino gli scienziati del Terzo Reich.

“Dal punto di vista bellico l’orecchio è un bersaglio semplice”, scrive Juliette Volcler nel saggio Il suono come arma (Derive Approdi). “Non si può chiudere, non si sceglie cosa sentire, e i suoni possono modificare profondamente il nostro stato psicologico o fisico”.

Dall’Iraq alle piazze americane: i precedenti al Venezuela

La svolta arriva durante la guerra in Iraq. L’esercito statunitense cerca strumenti per disperdere manifestazioni ostili o fermare civili sospetti senza ricorrere alle armi da fuoco. Nascono così dispositivi mobili montati su camion e fuoristrada che “sparano” impulsi sonori ad alta intensità, capaci di stordire e disorientare.

Sono i LRAD, Long Range Acoustic Device. Alcune versioni finiscono in dotazione anche alle forze di polizia statunitensi, utilizzate durante proteste ambientaliste o manifestazioni contro i grandi vertici internazionali. Ufficialmente emettono suoni tra i 20 e i 30 decibel, ma le contestazioni non mancano: possono provocare danni permanenti all’udito.

Le polemiche e i limiti legali

A New York una causa legale porta la Corte d’Appello a definire l’uso degli LRAD come “forza ingiustificata”. Nel 2021 il New York Police Department è costretto a limitarne l’impiego alla sola diffusione di messaggi. Episodi simili vengono denunciati anche in Europa: nel marzo scorso, a Belgrado, i manifestanti anticorruzione parlano di un suono misterioso che ha scatenato il panico e fatto crollare le persone a terra. Le autorità serbe negano l’uso di armi acustiche.

Dal contrasto ai pirati alla difesa navale

Sul fronte militare, la US Navy chiede prototipi per difendere le navi ormeggiate nei porti arabi dopo l’attacco kamikaze al cacciatorpediniere Cole, nel 2000 in Yemen. I sistemi acustici vengono poi adottati contro i pirati nel Corno d’Africa: diffusori direzionali che fanno perdere l’equilibrio agli assalitori, impedendo loro di salire a bordo.

Nel 2005 risultano decisivi nel respingere l’arrembaggio alla nave da crociera Seabourn Spirit al largo della Somalia. Da allora, sulle applicazioni militari più avanzate cala il silenzio.

Il mistero della “sindrome dell’Avana”

Il capitolo più enigmatico è quello della cosiddetta “sindrome dell’Avana”. Dal 2015 diplomatici e agenti dell’intelligence statunitense denunciano malesseri improvvisi in diverse ambasciate, da Cuba a Vienna. In alcuni casi i danni sono permanenti. Le indagini americane restano aperte, con risultati contrastanti.

Secondo testimonianze raccolte da Repubblica, ex membri del Kgb avrebbero proposto, subito dopo la Guerra Fredda, “valigette a ultrasuoni” capaci di colpire a sei-sette metri di distanza, causando perdita di equilibrio, forti cefalee e rallentamento delle reazioni. Strumenti utili per neutralizzare una scorta o facilitare un rapimento. Il principio sarebbe simile a quello dei dispositivi a microonde usati per eliminare i tarli nei mobili.

Non solo armi sonore: microonde, droni e nuovi investimenti

Negli ultimi anni gli investimenti su queste tecnologie sono cresciuti. Fasci di microonde vengono studiati per “friggere” i circuiti di missili e droni: la US Navy li ha già sperimentati e installati su alcune unità. Nessuna conferma ufficiale, però, sull’esistenza di modelli pensati per colpire direttamente gli esseri umani.

Il confine messicano come laboratorio

Intanto, al confine tra Stati Uniti e Messico, i soldati inviati da Donald Trump utilizzano da mesi LRAD montati su veicoli ed elicotteri. Pesano circa trenta chili, diffondono messaggi udibili fino a cinque chilometri e possono emettere impulsi da 160 decibel: sufficienti a causare sordità immediata.

I primi modelli, ingombranti e rettangolari, occupavano l’intero vano di carico degli elicotteri. Oggi esistono versioni più compatte, simili a normali altoparlanti, montabili all’esterno del velivolo.

L’ipotesi “flash bang” in Venezuela

Quanto accaduto a Caracas potrebbe avere una spiegazione più convenzionale. Secondo alcuni esperti, potrebbe trattarsi di una versione potenziata delle “flash bang”, le granate stordenti usate dalle forze speciali. Producono un’onda d’urto e un bagliore accecante, azzerando temporaneamente la capacità di reagire.

La differenza, nel caso venezuelano, sarebbe l’assenza di luce: solo pressione sonora, mirata a colpire gli organi della testa. Da tempo, infatti, si lavora in segreto a un vero e proprio “cannone sonoro”, capace di saturare un’area con onde ancora più potenti. O addirittura a una superbomba acustica che esploda ad alta quota, colpendo su larga scala.

Fantascienza o futuro prossimo?

Uno scenario che ricorda da vicino il film Il mondo dietro di te (2023), con Julia Roberts ed Ethan Hawke, prodotto anche dalla società di Michelle e Barack Obama. Nel thriller, un conflitto interno agli Stati Uniti si manifesta attraverso nuove forme di guerra: hackeraggi, sabotaggi e suoni paralizzanti che penetrano nelle case.

La domanda resta sospesa: siamo ancora nel territorio della fantascienza o in Venezuela abbiamo assistito alle prove generali del prossimo conflitto?

Tags: ApprofondimentoUSAVenezuela

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