Khartum, 22 marzo 2026 – Il conflitto in Sudan, iniziato nell’aprile 2023, continua a mietere vittime e a generare una crisi umanitaria senza precedenti, e tra le sue conseguenze più drammatiche vi sono gli attacchi ripetuti ai danni delle strutture sanitarie e del personale medico. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) denuncia che, dall’inizio delle ostilità, sono oltre 2.000 le vittime tra sanitari e operatori sanitari, colpiti in 213 attacchi contro ospedali e centri di assistenza nel paese.
Un bilancio drammatico per la sanità in Sudan
In particolare, un recente attacco ha causato la morte di 64 persone, tra cui 13 bambini, due infermiere e un medico, e ha ferito altre 89 persone, inclusi otto membri dello staff sanitario. Sono stati gravemente danneggiati i reparti pediatrici, di maternità e di pronto soccorso di un ospedale, che rappresentano punti vitali per una popolazione già duramente provata dalla guerra. In totale, più di 720 persone sono state ferite negli attacchi alle strutture sanitarie durante il conflitto in Sudan, che ha ormai superato i 2.000 decessi legati a questi episodi.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito con forza che «l’assistenza sanitaria non dovrebbe mai essere un bersaglio» e ha sottolineato come gli attacchi abbiano conseguenze immediate e di lungo termine per comunità che necessitano urgentemente di servizi medici sia di emergenza che di routine. «È stato versato abbastanza sangue, è stato già inflitto abbastanza dolore – ha concluso Ghebreyesus – È giunto il momento di lavorare alla de-escalation del conflitto in Sudan e garantire la protezione di civili, operatori sanitari e umanitari.»
Il contesto del conflitto e la crisi umanitaria
Il conflitto in Sudan vede contrapposte le Forze armate sudanesi, guidate dal generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, e le Forze di Supporto Rapido (RSF), un potente gruppo paramilitare capeggiato da Mohamed Hamdan Dagalo. Le tensioni, nate da divergenze politiche e dall’instabilità economica, hanno portato a combattimenti intensi che hanno coinvolto anche le infrastrutture civili e umanitarie. Al gennaio 2025, il bilancio complessivo della guerra ha raggiunto cifre allarmanti: tra 60.000 e 150.000 vittime e oltre 11 milioni di sfollati.
La situazione umanitaria è aggravata dalla difficoltà di garantire accesso sicuro e assistenza medica alle popolazioni colpite, in particolare nelle aree più instabili come il Darfur e il Kordofan. Gli attacchi alle strutture sanitarie rappresentano un ostacolo gravissimo per qualsiasi sforzo di soccorso e ripresa, e la comunità internazionale continua a monitorare con preoccupazione l’evolversi della crisi.
In questo scenario, le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus richiamano l’attenzione sulla necessità urgente di tutelare il diritto fondamentale all’assistenza sanitaria e di mettere fine alla violenza indiscriminata che colpisce chi cerca di salvare vite umane nel cuore di una guerra devastante.






