Washington, 15 gennaio 2026 – Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, ha consegnato simbolicamente il suo Premio Nobel per la Pace al presidente statunitense Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca. Il gesto, pur privo di effetti ufficiali poiché il comitato di Oslo ha chiarito che il riconoscimento non è trasferibile, rappresenta un segnale politico forte nel contesto della complessa situazione venezuelana. Machado auspica che questo atto possa favorire il suo percorso verso il governo di Caracas, proseguendo la sua lunga battaglia contro il presidente Nicolás Maduro e sostenendo il candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia, recentemente vincitore alle elezioni.

Machado dà il suo Nobel a Trump: un gesto simbolico con radici storiche
Maria Corina Machado ha richiamato la storia per spiegare il significato del gesto compiuto con Trump: “Duecento anni fa il generale Lafayette donò a Simon Bolívar una medaglia con il volto di George Washington. Bolívar la conservò per tutta la vita. Oggi, il popolo di Bolívar restituisce all’erede di Washington una medaglia, in questo caso il Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà”.
Circondata dai suoi sostenitori, Machado ha espresso ottimismo dopo il colloquio con il tycoon, affermando che “possiamo contare su Trump” e definendo l’incontro “andato alla grande”. Tuttavia, la strada verso il palazzo di Miraflores rimane irta di ostacoli. Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, ha ottenuto la stima di Trump attraverso un accordo sul petrolio e la liberazione di centinaia di prigionieri politici, soddisfacendo “tutte le nostre richieste”, come ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Il presidente americano ha inoltre annunciato l’intenzione di riceverla presto a Washington e di visitare il Venezuela quanto prima.
Tensioni e sviluppi nel contesto venezuelano
Nonostante le aperture, la situazione politica resta complessa. Dieci giorni prima della consegna simbolica del premio, Trump aveva espresso dubbi sul rispetto dovuto a Machado, invitandola a farsi da parte per agevolare una transizione politica. Nel frattempo, Delcy Rodríguez ha ribadito la sua disponibilità a intraprendere a Washington una “battaglia diplomatica” portando la bandiera tricolore del Venezuela, con fermezza e dignità.
Intanto, la Casa Bianca ha intensificato le operazioni contro le “navi ombra” coinvolte nel traffico petrolifero illegale, sequestrando all’alba la petroliera Veronica, la sesta imbarcazione fermata nelle ultime settimane. Come ha sottolineato il Comando Meridionale americano, “l’unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello la cui esportazione è coordinata in modo appropriato e legale”.
In linea con l’accordo energetico raggiunto a gennaio, gli Stati Uniti hanno concluso la prima vendita di petrolio venezuelano per un valore di circa 500 milioni di dollari, depositati in conti bancari sotto il controllo governativo americano, inclusi quelli in Qatar. La Casa Bianca ha definito l’intesa “storico accordo energetico”. Parallelamente, Trump sta valutando di impiegare contractor militari privati per proteggere le infrastrutture petrolifere del Venezuela, rassicurando così le grandi compagnie petrolifere interessate a investire nel paese caraibico, pur ribadendo la volontà di evitare un impegno diretto di truppe americane.
L’attuale scenario riflette un delicato equilibrio tra aperture diplomatiche, pressioni economiche e tensioni politiche, con il ruolo di Maria Corina Machado e di Donald Trump che continua a suscitare dibattiti e aspettative nei diversi schieramenti coinvolti nella crisi venezuelana.






