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Groenlandia, prime truppe europee sbarcano a Nuuk. Trump: “Non cambio linea sull’isola”

L’arrivo delle prime truppe europee a Nuuk accende la tensione tra alleati e Stati Uniti, mentre Mosca denuncia la militarizzazione dell’Artico e Copenaghen chiede unità UE

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Un primo piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Donald Trump | Shutterstock.com

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Bruxelles, 15 gennaio 2026 – Nella notte sono sbarcati a Nuuk, la capitale della Groenlandia, i primi militari francesi, una quindicina di uomini che rappresentano il nucleo iniziale della missione Arctic Endurance. Questa iniziativa degli alleati europei è stata concepita per inviare un chiaro segnale a Washington, in risposta alle tensioni sul controllo strategico dell’isola, ma la Casa Bianca ha immediatamente respinto ogni impatto di tale dispiegamento sulle decisioni statunitensi, confermando la fermezza del presidente Donald Trump.

La missione europea in Groenlandia e la risposta di Washington

L’arrivo dei soldati francesi rappresenta solo l’avanguardia di un più ampio impegno militare europeo nell’Artico, regione ormai oggetto di una crescente attenzione geopolitica. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infatti annunciato che nei prossimi giorni la missione sarà rafforzata con ulteriori mezzi terrestri, aerei e marittimi, segnalando un’escalation controllata ma determinata. Tuttavia, la Casa Bianca ha subito liquidato la presenza europea come incapace di modificare la politica statunitense, confermando che il presidente Trump non intende cambiare linea sulla Groenlandia.

L’iniziativa europea non si limita alla Francia: si registra un modesto contributo anche da parte di Paesi Bassi e Finlandia con l’invio rispettivamente di un ufficiale della Marina reale e due militari di collegamento. L’Italia, invece, mantiene un atteggiamento prudente e distante, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha definito la mobilitazione europea una sorta di “barzelletta”, sottolineando come la Nato debba piuttosto puntare a una coordinazione efficace che unisca le forze anziché frammentarle.

Il premier groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, entrato in carica il 28 marzo 2025 ed ex campione nazionale di badminton, ha ribadito la necessità di un approccio diplomatico e di dialogo, respingendo qualsiasi tentazione di escalation militare. Nielsen, leader del partito Demokraatit, ha espresso con chiarezza la volontà della Groenlandia di perseguire un percorso autonomo e indipendente, rigettando le proposte di annessione avanzate da Washington. In un recente incontro a Washington con il vicepresidente Usa J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, Nielsen ha confermato la sua posizione contraria a cedere il controllo dell’isola, definendo “totalmente inaccettabili” le insinuazioni di Trump.

La tensione geopolitica e la militarizzazione accelerata dell’Artico

La presenza delle truppe europee ha subito provocato una dura reazione da Mosca, che tramite la sua ambasciata in Belgio ha espresso “seria preoccupazione” per la crescente militarizzazione dell’Artico da parte della Nato, denunciando una “militarizzazione accelerata” dell’area. Il Cremlino interpreta infatti la missione Arctic Endurance come un tentativo di contenimento diretto della Russia, in una regione che sta rapidamente assumendo un ruolo cruciale per la sicurezza e le risorse energetiche globali.

La strategia europea si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso la sicurezza artica, dove si intrecciano interessi economici, ambientali e militari. La Commissione europea, con la presidente Ursula von der Leyen, ha riaffermato il sostegno politico e finanziario alla Danimarca, cui appartiene formalmente la Groenlandia, evidenziando l’importanza di un’unità europea compatta di fronte alle sfide esterne. Parallelamente, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha sottolineato che la Nato non permetterà un’espansione militare incontrollata da parte di Russia e Cina nell’Artico, confermando che un confronto politico-militare è ormai inevitabile.

Sul piano operativo, dopo la fase di ricognizione avviata con l’arrivo delle prime truppe francesi, si prevede un possibile salto di scala con l’avvio dell’operazione Arctic Sentry, che verrà discussa in un incontro previsto per il 19 gennaio a Bruxelles tra il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e i ministri di Difesa di Copenaghen e Nuuk. Il 12 febbraio è invece attesa una riunione più ampia dei titolari della Difesa degli alleati, in un contesto strategico che evolve rapidamente.

Dal punto di vista legale, la Groenlandia beneficia della clausola di mutuo soccorso prevista dai Trattati dell’Unione europea, che per ora resta però uno strumento di garanzia sullo sfondo, senza un impatto concreto immediato sulle tensioni in atto.

Jens-Frederik Nielsen: il premier groenlandese tra sport e politica

Jens-Frederik Nielsen, 34 anni, è salito alla guida della Groenlandia lo scorso marzo, dopo una sorprendente vittoria elettorale che ha visto il suo partito, i Demokraatit, aumentare di oltre il 20% i consensi rispetto alla tornata precedente. Figura di spicco nel panorama politico locale, Nielsen è noto anche per il suo passato sportivo: più volte campione groenlandese di badminton, ha partecipato con successo agli Island Games, un evento multisportivo internazionale. Laureato in scienze sociali presso l’Università di Nuuk, ha iniziato la carriera politica nel 2012 e ha ricoperto incarichi ministeriali prima di diventare primo ministro.

Sul dossier Groenlandia, Nielsen ha espresso un netto rifiuto della proposta statunitense di annessione, affermando: “Non vogliamo essere americani. No, non vogliamo essere danesi. Vogliamo essere groenlandesi e vogliamo la nostra indipendenza in futuro”. La sua posizione riflette il sentimento crescente all’interno dell’isola di voler costruire un percorso di autonomia e sviluppo economico graduale, senza cedere a pressioni esterne.

Per approfondire: Groenlandia, Germania e Francia inviano militari sull’isola

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