Tel Aviv, 28 febbraio 2026 – Israele ha chiuso lo spazio aereo nazionale in risposta alle crescenti tensioni e agli attacchi missilistici provenienti dall’Iran. Lo ha annunciato la ministra dei Trasporti, Miri Regev, già nota per il suo ruolo di portavoce militare e oggi figura chiave del governo Netanyahu. Parallelamente, è stato comunicato un aggiornamento nelle direttive dell’Home Front Command, l’unità preposta alla protezione civile.
Chiusura dello spazio aereo e nuove restrizioni civili
La ministra Regev ha ordinato la chiusura immediata dello spazio aereo israeliano, una misura senza precedenti adottata in un contesto di conflitto aperto con l’Iran. Un portavoce militare ha precisato che le sirene finora attivate avevano la funzione di allertare la popolazione, ma al momento non è necessario che i cittadini restino nei rifugi antiaerei. Tuttavia, il Comando del Fronte Interno ha stabilito che solo le attività essenziali sono consentite: sono state sospese le attività scolastiche e ogni forma di assembramento, inclusi i luoghi di lavoro, ad eccezione dei settori vitali per la sicurezza nazionale e i servizi essenziali.
I sistemi di difesa aerea hanno intercettato diversi missili lanciati dall’Iran verso Israele. Il portavoce dei soccorsi del Magen David Adom (Mda) ha dichiarato che non sono pervenute segnalazioni di attacchi missilistici andati a segno sul suolo israeliano da parte dell’Iran. Le squadre di soccorso sono state inviate perchè diverse persone sono rimaste ferite mentre cercavano rifugio verso le aree protette e altre hanno avuto attacchi di ansia.

L’unità politica in Israele sugli attacchi all’Iran
Yair Lapid, leader dell’opposizione e fondatore del partito centrista Yesh Atid, ha sottolineato l’importanza della compattezza nazionale nell’attacco all’Iran: “Voglio ricordarlo a tutti: il popolo israeliano è forte. Le Forze di Difesa israeliane e l’Aeronautica Militare sono forti. La potenza più forte del mondo è al nostro fianco“. Lapid ha inoltre evidenziato come in questo momento non esista più una divisione netta tra coalizione e opposizione, bensì un unico popolo e un unico esercito da sostenere.
Anche Benny Gantz, ex ministro della Difesa e figura di spicco dell’opposizione, ha ribadito il messaggio di coesione con un semplice ma deciso “Restiamo tutti uniti e vinceremo“. Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, ha aggiunto: “Oggi siamo tutti uniti dietro il governo che guida la campagna per la sicurezza di Israele e della regione“.
Escalation degli attacchi tra Israele e Iran: esplosioni a Teheran e risposte militari
Nella giornata odierna, numerose esplosioni sono state segnalate nel centro e nelle zone est di Teheran, inclusa l’area del ponte Seyed Khandan, sede del quartier generale congiunto delle forze armate iraniane. Filmati pubblicati sui social media mostrano colonne di fumo e missili in volo, confermando un’intensa attività militare nell’area. Secondo l’agenzia Fars, Israele ha condotto un attacco preventivo per neutralizzare minacce strategiche iraniane, colpendo siti militari e nucleari e provocando almeno tre esplosioni nel cuore della capitale iraniana.
Il ministro della Difesa israeliano, Gideon Katz, ha dichiarato che questo attacco ha l’obiettivo di rimuovere le minacce dirette allo Stato di Israele, prevedendo che la risposta iraniana includerà ulteriori attacchi missilistici e con droni contro la popolazione civile israeliana. Anche gli Stati Uniti stanno attaccando l’Iran con Israele. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti.
Tensione crescente in Iran e in Iraq
Parallelamente, si registrano esplosioni nella città iraniana di Esfahan e in altre località come Qom, Karaj e Kermanshah, come riportato dall’agenzia Fars. In risposta agli attacchi di Israele e Stati Uniti, le autorità iraniane hanno disposto la chiusura dello spazio aereo nazionale fino a nuovo ordine, secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim.
Anche l’Iraq ha chiuso il proprio spazio aereo, decisione annunciata dal Ministero dei Trasporti iracheno e riportata dall’agenzia Ina, in seguito ai raid israeliani rivendicati dall’Iran. Questi sviluppi indicano un’escalation della crisi e un ampliamento delle misure di sicurezza nella regione.
In questo contesto, la compattezza dell’intero spettro politico israeliano rappresenta un elemento chiave nel rafforzamento della posizione di Tel Aviv di fronte alle sfide regionali. La situazione rimane in rapido sviluppo, con il mondo che segue con attenzione l’evolversi delle operazioni e delle reazioni diplomatiche.
Allarme regionale e reazioni internazionali
Parallelamente agli attacchi in Iran, è stato diramato un allarme missilistico nel Bahrein, dove le autorità hanno invitato la popolazione a rifugiarsi nelle aree protette. Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di chiudere temporaneamente e parzialmente il proprio spazio aereo per motivi di sicurezza. Un uomo è stato ucciso ad Abu Dhabi negli attacchi iraniani. Lo riferiscono i media statali degli Emirati Arabi Uniti.
Le ambasciate statunitensi in Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno disposto il lockdown per il proprio personale e hanno invitato i cittadini americani a mettersi in sicurezza, segnalando un’escalation di rischio nella regione.
Il quadro attuale si inserisce in una lunga catena di conflitti e tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, con un aumento delle attività militari e politiche che coinvolgono anche altri attori regionali. La situazione resta in rapido sviluppo e viene monitorata con attenzione dalle cancellerie internazionali.
Attacchi in Medio Oriente: Bahrein e Abu Dhabi sotto pressione
Gli Houthi, gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran, hanno deciso di rilanciare la loro campagna di attacchi missilistici e con droni, rivolgendoli questa volta contro le rotte marittime nel Mar Rosso e direttamente contro Israele. La notizia, riportata dal Times of Israel, si basa sulle dichiarazioni di due alti funzionari Houthi che hanno preferito mantenere l’anonimato, in assenza di un annuncio ufficiale da parte della leadership del movimento. Secondo una delle fonti, il primo attacco potrebbe verificarsi già nella serata di oggi.
Nella giornata di oggi è stato segnalato un attacco missilistico alla base della Quinta Flotta Usa in Bahrein, situata nella zona di Juffair, dove si è alzato un denso fumo, segno di un’esplosione in corso. Un funzionario statunitense ha confermato alla CNN che la situazione è ancora in evoluzione. Parallelamente, sono state udite esplosioni anche nella capitale del Bahrein, Manama, e un episodio analogo è stato riportato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Fonti mediorientali confermano che il Bahrein è sotto attacco, mentre a Doha, in Qatar, sono state percepite detonazioni.
Le tensioni si inseriscono in un quadro di conflitto più ampio, con Israele e Iran che continuano a scontrarsi militarmente, senza apparenti segnali di distensione. Recenti scontri hanno visto il lancio di decine di missili iraniani verso Israele, con conseguenti raid israeliani contro siti militari e nucleari in Iran. Il bilancio delle vittime sale, e la regione rimane in allerta per possibili escalation.
Chi sono gli Houthi e il loro ruolo nel conflitto tra Iran e Israele
Gli Houthi sono un movimento armato yemenita, nato negli anni ’90, che si identifica come “Partigiani di Dio” (Ansar Allah). Predominantemente sciiti zayditi, sono sostenuti dall’Iran e considerati parte dell’“Asse della Resistenza” nella regione. Nel corso degli anni hanno condotto una rivolta contro il governo yemenita, assumendo il controllo di ampie zone del paese e impegnandosi in scontri armati con le forze filo-governative e la coalizione guidata dall’Arabia Saudita.
Negli ultimi mesi, con l’escalation del conflitto tra Israele e Hamas, gli Houthi hanno intensificato i loro attacchi contro Israele, lanciando missili balistici e droni, e colpendo anche navi mercantili nel Mar Rosso, strategica via di comunicazione marittima. La loro azione rappresenta un ulteriore elemento di instabilità in Medio Oriente, con implicazioni sulla sicurezza internazionale e sulle rotte commerciali globali.
Le autorità internazionali e i governi coinvolti monitorano con attenzione gli sviluppi, consapevoli che ogni nuova offensiva potrebbe innescare una grave crisi regionale.
Mediazione dell’Oman nei colloqui tra USA e Iran
Teheran aveva accettato di non accumulare uranio arricchito, ma si è rifiutata di accogliere altre richieste statunitensi, tra cui la rinuncia completa all’arricchimento, limitazioni ai missili balistici e la cessazione del sostegno a gruppi alleati come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, principale mediatore nei negoziati tra USA e Iran, durante la sua visita a Washington per sostenere il dialogo, come riportato dal New York Times.
Il ruolo dell’Oman si è rivelato cruciale nel cercare di mantenere aperto il canale di comunicazione tra Washington e Teheran. Albusaidi ha definito il passo dell’Iran sulla questione dell’uranio arricchito come una “svolta” nei colloqui, sottolineando però che il rifiuto iraniano a discutere alcune richieste americane ha complicato la trattativa. Queste includono la richiesta di porre fine all’arricchimento dell’uranio e di limitare la portata dei missili balistici iraniani, nonché l’interruzione del sostegno ai gruppi armati nella regione.
Il ministro omani ha inoltre incontrato ieri il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, a Washington, definendo la pace “a portata di mano” e auspicando “ulteriori e decisivi progressi nei prossimi giorni“. Tuttavia, nonostante i segnali positivi, le tensioni restano alte nella regione, come dimostrano i recenti attacchi alle basi missilistiche iraniane da parte di Israele e USA.






