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Israele, domani riapre il valico di Rafah. Identificati i quattro corpi restituiti da Gaza

La decisione segue la restituzione di ostaggi da parte di Hamas e prevede il passaggio di 600 camion con aiuti gestiti da ONU e organizzazioni internazionali

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I primi camion di aiuti umanitari arrivano a Gaza attraverso il valico di Rafah

I primi camion di aiuti umanitari arrivano a Gaza attraverso il valico di Rafah

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Gerusalemme, 15 ottobre 2025 – Il valico di Rafah, cruciale punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, non verrà aperto oggi come indicato da fonti della sicurezza israeliana. Secondo alcuni media, infatti, l’apertura dovrebbe avvenire domani, mentre prosegue l’ingresso di aiuti umanitari attraverso altri canali.

Valico di Rafah: chiusura prolungata e difficoltà logistiche

Una fonte della sicurezza israeliana, riportata dal sito Ynet, ha comunicato che “il valico di Rafah non verrà aperto oggi e non si sa nemmeno quando ciò accadrà”. Le ragioni sono da attribuire a problemi logistici: è necessario inviare una squadra di avanguardia per effettuare controlli approfonditi nella zona, operazione che richiede tempi non immediati. La stessa fonte ha aggiunto che è probabile che il valico resti chiuso anche nella giornata di domani.

Contemporaneamente, è stato confermato l’ingresso di 600 camion di aiuti umanitari da Kerem Shalom, in linea con gli accordi internazionali vigenti. Questa via alternativa rimane quindi l’unico canale operativo per l’assistenza alla popolazione della Striscia di Gaza in questo momento di crisi.

Media: “Domani la riapertura del valico di Rafah” 

In un primo momento Israele aveva deciso di riaprire oggi il valico di Rafah, il punto di passaggio tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, per permettere il transito di aiuti umanitari dopo un periodo di chiusura dettato da tensioni con Hamas. Lo riportano fonti dell’emittente pubblica israeliana Kan.

Secondo quanto riferito, con questa misura verranno consegnati 600 camion di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza. I mezzi saranno gestiti dalle Nazioni Unite, da organizzazioni internazionali autorizzate, dal settore privato e dai paesi donatori. L’apertura del valico di Rafah segue un’escalation di tensioni che avevano portato all’adozione di sanzioni da parte del governo israeliano, tra cui la chiusura del valico e la limitazione degli aiuti.

Secondo fonti del Times of Israel, l’apertura del valico di Rafah è prevista per domani, sotto la supervisione della Missione di assistenza alle frontiere dell’Unione europea. Sarà aperto sia alle persone che ai veicoli.

Contesto politico e restituzione degli ostaggi

Il governo israeliano ha annullato le sanzioni previste per oggi, ma non la chiusura del valico di Rafah, dopo che Hamas ha restituito i corpi di alcuni ostaggi israeliani. Inizialmente, Hamas aveva consegnato solo i resti di quattro ostaggi uccisi su un totale di 28, ma ieri sera altri quattro corpi sono stati restituiti e oggi sono previste ulteriori consegne. Il processo di identificazione dei corpi potrebbe richiedere fino a due giorni.

Questa decisione di Israele è stata commentata dall’emittente Kan, sottolineando come la revoca delle misure punitive sia legata proprio agli sviluppi sul fronte degli ostaggi.

La riapertura del valico di Rafah rappresenta un elemento significativo nella gestione della crisi umanitaria a Gaza, fortemente aggravata dalle operazioni militari e dal blocco del territorio. Le tensioni tra Israele e Hamas, organizzazione islamista che controlla la Striscia di Gaza e responsabile dell’attacco del 7 ottobre 2023 che ha scatenato l’attuale conflitto, rimangono tuttavia elevate.

Identificazione dei corpi restituiti

Durante la notte, da Gaza sono stati restituiti a Israele quattro corpi, ma uno di questi non appartiene a un ostaggio israeliano. A comunicarlo è stato un funzionario della sicurezza israeliana, riportato da Ynet. La notizia aggiorna la situazione riguardante i rapimenti avvenuti durante l’assalto di Hamas del 7 ottobre 2023.

Secondo quanto confermato dall’Istituto di Medicina Legale Abu Kabir nella mattinata odierna, solo tre dei quattro corpi consegnati da Hamas appartengono a israeliani rapiti. Si tratta di Eitan Levy, Tamir Nimrodi e Uriel Baruch, ostaggi noti per essere stati sequestrati durante l’attacco. Il quarto corpo, inizialmente ritenuto appartenente a un altro ostaggio, è stato invece accertato non essere di nazionalità israeliana.

Secondo le autorità, infatti, il quarto corpo sarebbe di un palestinese non identificato. I quattro corpi consegnati da Hamas alla Croce Rossa martedì sera a Gaza City, e poi trasferiti all’esercito israeliano, non erano stati identificati dal gruppo terroristico.

Profili degli ostaggi identificati

Tra i corpi riconosciuti figura Eitan Levy, 52 anni, tassista di Bat Yam, noto per la sua gentilezza e presenza rassicurante nella comunità. Levy fu rapito durante una corsa al kibbutz Be’eri nel momento dell’attacco di Hamas. Dopo mesi di speranza, la sua famiglia ha avuto la conferma della sua morte nel dicembre 2023. La sua figura è rimasta nel cuore di chi lo conosceva come un uomo premuroso e generoso.

Tamir Nimrodi, 19 anni, era un sottufficiale dell’esercito impegnato nell’Amministrazione di coordinamento al confine con Gaza. Rapito anch’egli il 7 ottobre, Nimrodi è stato visto in un video diffuso da Hamas con uno sguardo impaurito; la sua famiglia continua a sperare nel suo rilascio. Uriel Baruch è l’altro ostaggio identificato tra i corpi restituiti, ma non sono stati forniti dettagli aggiuntivi sul suo profilo.

Le operazioni di restituzione dei corpi rientrano nel contesto più ampio del conflitto israelo-palestinese, con Israele che continua a monitorare attentamente la situazione degli ostaggi e a sollecitare il rilascio dei prigionieri detenuti a Gaza.

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