New York, 8 marzo 2026 – Durante un’intervista esclusiva rilasciata a Time of Israel, Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti, ha dichiarato che la decisione sulla fine della guerra in Iran sarà condivisa e presa insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Le sue parole hanno sottolineato il ruolo cruciale della collaborazione tra Washington e Tel Aviv nelle attuali tensioni mediorientali.
Trump e Netanyahu e la strategia condivisa sull’Iran
Trump ha evidenziato che senza l’alleanza con Israele, l’Iran avrebbe distrutto Israele e gli stati circostanti. “Abbiamo lavorato insieme e abbiamo distrutto un paese che voleva distruggere Israele”, ha affermato, indicando la natura congiunta delle operazioni militari e strategiche contro Teheran. Questa dichiarazione rafforza l’immagine di un fronte unito tra Stati Uniti e Israele nel conflitto in corso.
Il primo ministro Netanyahu ha mantenuto una posizione ferma contro il regime iraniano, contribuendo a coordinare le azioni militari con gli Stati Uniti. Il governo israeliano è sotto pressione internazionale, anche per i raid contro le infrastrutture iraniane e per le operazioni in Siria e Libano.
Tensione crescente e sviluppi sul campo
Parallelamente, il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha definito l’azione contro l’Iran “solo l’inizio” e ha ribadito che sarà Trump a stabilire i termini della resa di Teheran. In un’intervista a CBS, Hegseth ha inoltre confermato che ci sono altre unità navali iraniane da colpire, anticipando un’escalation militare.
Gli attacchi israeliani ai depositi di carburante iraniani, circa trenta raid in un solo giorno, hanno lasciato sgomenti gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal media Axios. Washington teme che tali azioni possano spingere la popolazione iraniana a sostenere ulteriormente il regime, complicando la situazione geopolitica e facendo salire i prezzi del petrolio a livello globale.
Infine, le tensioni interne tra esercito americano e Israele emergono anche dalla preoccupazione espressa da un alto funzionario della sicurezza statunitense, secondo cui gli attacchi estesi agli impianti petroliferi iraniani non sarebbero stati una “buona idea”.
Il conflitto ha già causato un bilancio di sette militari americani morti, con l’ultimo decesso annunciato dall’esercito USA a seguito dell’attacco del primo marzo contro le truppe americane in Arabia Saudita. Il quadro resta quindi estremamente fluido e in continua evoluzione, con la leadership americana e israeliana determinata a definire insieme le prossime mosse nella guerra contro l’Iran.






