Roma, 10 febbraio 2026 – Le tensioni nella regione mediorientale tra Iran e USA si riflettono oggi in un significativo incremento delle misure di sicurezza presso il sito nucleare iraniano di Isfahan. Immagini satellitari recenti rivelano che tutti gli ingressi dei tunnel del complesso sono stati sigillati, un chiaro segnale della crescente preoccupazione di Teheran riguardo a possibili attacchi, in particolare da parte degli Stati Uniti o di Israele.
Isfahan: misure di sicurezza rafforzate
Secondo quanto riportato dai media israeliani, tra cui il Times of Israel e i24, e rilanciato dall’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale di Washington, le immagini satellitari di domenica mostrano che due ingressi ai tunnel sono completamente coperti, mentre il terzo, situato a nord del complesso, è stato dotato di ulteriori sistemi di difesa passiva. L’istituto evidenzia inoltre la scomparsa di attività veicolare alle entrate, un ulteriore indizio di un probabile isolamento del sito.
Questi interventi sono interpretati come una risposta preventiva per mitigare l’impatto di un eventuale attacco aereo e per ostacolare l’accesso via terra da parte di forze speciali che potrebbero tentare di sequestrare o distruggere materiali sensibili, come l’uranio altamente arricchito eventualmente presente. Preparativi analoghi erano stati osservati prima dell’Operazione Midnight Hammer, che colpì anche gli impianti di Fordow e Natanz.
L’impianto di Isfahan è noto principalmente per la produzione di gas di uranio, essenziale per l’arricchimento tramite centrifughe. Parallelamente, l’Iran ha intensificato le misure di difesa civile: 82 stazioni della metropolitana di Teheran sono state trasformate in rifugi di emergenza, dotate di equipaggiamenti per la sopravvivenza, e sono stati predisposti depositi mobili di carburante per fronteggiare eventuali emergenze.
Diplomazia e sfiducia tra Iran e Stati Uniti
Mentre la tensione militare cresce, si registra un tentativo di dialogo diplomatico. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito “un buon inizio” i colloqui con gli Stati Uniti iniziati recentemente in Oman, sottolineando tuttavia la necessità di affrontare la diffidenza reciproca sulle reali intenzioni americane. In conversazioni telefoniche con omologhi di Turchia, Egitto e Arabia Saudita, Araghchi ha evidenziato il valore del dialogo per la stabilità regionale, mentre i Paesi coinvolti hanno espresso il desiderio di evitare un’escalation del conflitto.
Tuttavia, la situazione resta estremamente delicata, con Teheran che continua a rafforzare le proprie difese e a denunciare la mancanza di affidabilità degli Stati Uniti, accusati di alternare pressioni militari a tentativi diplomatici. La chiusura degli ingressi del sito nucleare di Isfahan rappresenta un ulteriore segnale della mutata percezione della minaccia e della volontà iraniana di proteggere i propri asset strategici in un contesto di crescente instabilità internazionale.






