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Foibe: la politica ricorda una pagina tragica della storia italiana

Nel Giorno del Ricordo, istituzioni e cittadini si uniscono per onorare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

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Giorno del Ricordo delle foibe

Giorno del Ricordo delle foibe | X @Ignazio_LaRussa - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Roma, 10 febbraio 2026 – In occasione del Giorno del Ricordo, l’Italia rinnova il suo impegno a preservare la memoria di una delle pagine più dolorose della sua storia recente: i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. La commemorazione, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, si celebra ogni anno il 10 febbraio, data scelta in ricordo della firma del Trattato di Parigi del 1947, che sancì la cessione all’allora Jugoslavia di territori italiani come l’Istria, il Quarnaro, Zara e gran parte della Venezia Giulia.

Il Giorno del Ricordo delle foibe: preservare la memoria per le nuove generazioni

Il Giorno del Ricordo rappresenta un momento civile di riflessione volto a conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e di quanti furono costretti all’esodo dalle loro terre. Come previsto dalla legge, in questa giornata si promuovono iniziative didattiche rivolte soprattutto ai giovani, affinché le tragiche vicende del confine orientale, spesso dimenticate o taciute per decenni, trovino spazio nella coscienza collettiva italiana. La commemorazione non si limita a ricordare le sofferenze e le perdite, ma mira anche a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, ponendo l’accento sul contributo di queste comunità allo sviluppo sociale e culturale del territorio nord-orientale adriatico.

Il riconoscimento ufficiale della Repubblica si concretizza anche con il rilascio di una medaglia commemorativa, destinata ai parenti delle vittime infoibate o scomparse tra l’8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947, estesa in casi particolari fino al 1950. Questa medaglia, in acciaio brunito e smalto con la scritta “La Repubblica Italiana ricorda”, rappresenta un simbolo tangibile del dovere della memoria.

Le parole delle istituzioni: un impegno condiviso

In occasione del Giorno del Ricordo 2026, numerose figure istituzionali hanno sottolineato l’importanza di questa ricorrenza.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato su X che questa giornata è chiamata a fare memoria di una pagina dolorosa della storia italiana, per troppo tempo vittima di “un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”. Meloni ha ribadito con forza che “l’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata”, perché si tratta di una vicenda che appartiene a tutta la nazione e non solo a una porzione di confine o a un popolo specifico. La premier ha inoltre evidenziato come il ricordo non sia rancore, ma giustizia, fondamento di una memoria condivisa che unisce la comunità nazionale e traccia la strada per le future generazioni.

Anche il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha voluto sottolineare il dolore patito dagli oltre 300.000 italiani costretti a fuggire da Istria, Fiume e Dalmazia, vittime di una politica di deitalianizzazione e violenze che colpirono anche popolazioni slave. Ziberna ha auspicato che il Giorno del Ricordo diventi sempre più una giornata condivisa, volta a promuovere la conoscenza storica tra i giovani, garantendo loro un futuro senza odio e rancori in una terra segnata da profonde ferite.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha definito le foibe “una delle pagine più tragiche del Novecento”, vittime di un odio violento per la loro identità italiana, ribadendo che “ricordare è un dovere: per la verità, per rispetto alle vittime, per non dimenticare”.

La ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati, ha sottolineato come i martiri delle foibe siano “nomi incisi nella coscienza della Repubblica” e che la memoria sia essenziale soprattutto in un momento storico in cui “nuovi conflitti tornano a dividere i popoli”. Custodire tale memoria significa difendere la verità e trasmetterla alle nuove generazioni.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha definito il ricordo delle vittime delle foibe un “atto di giustizia” e ha messo in evidenza l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni la consapevolezza delle tragedie del passato per costruire una cultura autentica della pace.

Infine, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha affermato che “ricordare e onorare i martiri delle foibe e il dolore delle loro famiglie è un dovere delle Istituzioni”.

Le celebrazioni e il significato storico

Il Giorno del Ricordo, celebrato dal 2005 con cerimonie solenni spesso tenute al Palazzo del Quirinale, rappresenta un momento di unione nazionale. Una delle prime manifestazioni ufficiali fu promossa dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che definì la tragedia delle foibe parte integrante della storia italiana, conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste dei regimi dittatoriali del Novecento.

Nel corso degli anni, il ricordo si è consolidato come strumento per contrastare il negazionismo e la revisionismo storico, riconoscendo il dramma di migliaia di civili innocenti vittime di violenze e persecuzioni. La legge istitutiva prevede inoltre il sostegno a istituti culturali come il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata a Trieste e l’Archivio museo storico di Fiume a Roma, che contribuiscono alla ricerca e alla diffusione della conoscenza di questa dolorosa vicenda.

Quest’anno, oltre alle tradizionali manifestazioni, il Governo ha promosso iniziative come il “Treno del Ricordo” che attraversa idealmente l’Italia da Nord a Sud, ripercorrendo il viaggio degli esuli che, per nascita e per scelta, hanno scelto di essere italiani.

La commemorazione è inoltre l’occasione per riaffermare il valore della memoria storica come fondamento della coesione nazionale e della pace, affinché tragedie come quelle delle foibe non si ripetano mai più.

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