Negli Stati Uniti TikTok torna al centro delle polemiche per le sue politiche di moderazione dei contenuti, accusate da molti utenti di restringere sempre più i margini di libertà di espressione. A riaccendere il dibattito sono state le dichiarazioni del vertice americano della piattaforma, arrivate in un contesto geopolitico e politico già fortemente polarizzato.
Le parole del CEO di TikTok USA
Durante un intervento al Congresso Ebraico Mondiale, il CEO di TikTok USA, Adam Presser, ha chiarito uno dei punti più controversi delle nuove linee guida della piattaforma. Secondo Presser, la policy aggiornata considera l’uso del termine “sionista” come potenziale incitamento all’odio quando viene impiegato con accezione negativa. Gli utenti, ha spiegato, possono definirsi “sionisti orgogliosi”, ma l’utilizzo del termine in chiave offensiva o denigratoria comporta sanzioni fino alla chiusura degli account.
L’aumento dei ban per contenuti d’odio su TikTok
Presser ha rivendicato un rafforzamento significativo delle misure di controllo negli ultimi due anni. Nel 2024, ha affermato, TikTok ha triplicato il numero di account bannati per attività riconducibili all’odio, presentando il dato come prova di un impegno più incisivo nella tutela degli utenti e nel contrasto ai contenuti ritenuti discriminatori o violenti.
Le segnalazioni degli utenti e il caso “Epstein”
Parallelamente alle dichiarazioni ufficiali, numerosi utenti hanno denunciato ulteriori restrizioni sulla piattaforma. Tra queste, il blocco automatico dei messaggi privati contenenti riferimenti a “Epstein”, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere nel 2019. Secondo TikTok USA, l’uso di quel nome violerebbe le linee guida della community, una scelta che ha sollevato nuove critiche, anche alla luce delle ricorrenti discussioni sui legami di Epstein con ambienti di intelligence, incluso il Mossad.
Il peso di Oracle nel nuovo azionariato di TikTok
A rendere il quadro ancora più complesso è la composizione dell’azionariato di TikTok negli Stati Uniti. Un ruolo centrale è ricoperto da Oracle, la società tecnologica fondata da Larry Ellison. Il magnate ha donato oltre 26 milioni di dollari all’organizzazione Friends of the Israel Defense Forces, sostenendo basi militari e insediamenti nei territori palestinesi, e ha espresso pubblicamente il proprio appoggio al governo guidato da Benjamin Netanyahu.
Controllo dei dati e influenza sugli algoritmi
Oracle detiene circa il 15% di TikTok, ma la sua influenza va ben oltre la quota azionaria. L’azienda ha infatti un ruolo chiave nella gestione dei dati e degli algoritmi della piattaforma, un aspetto cruciale nel dibattito sulla trasparenza e sull’indipendenza delle decisioni di moderazione dei contenuti adottate dal social network.
Una censura coerente con la visione dei grandi finanziatori
Secondo i critici, le scelte di TikTok in materia di censura sarebbero coerenti con la visione del mondo di Larry Ellison, figura vicina a Donald Trump e protagonista della corsa americana all’intelligenza artificiale. Il magnate è a capo di un vasto impero mediatico che comprende CBS e Paramount e guarda con interesse anche a Warner Bros, rafforzando il timore di una convergenza tra potere tecnologico, mediatico e politico.
Da Pechino a Washington, spazi di espressione sempre più ridotti
Dalla Cina agli Stati Uniti, TikTok appare quindi sempre più restrittiva nei confronti degli utenti. Se in passato erano stati i legami con Pechino a mettere in allarme Washington, oggi è la gestione dei contenuti sul fronte americano a sollevare interrogativi, con molti osservatori che vedono nella piattaforma un esempio emblematico di come il controllo delle informazioni possa diventare uno strumento di potere globale.
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