Un messaggio dai toni duri e solenni, intriso di riferimenti storici e patriottici quello pubblicato su X dal presidente della Colombia Gustavo Petro, che rivendica la propria legittimità politica e lancia un appello diretto al popolo e alle forze armate in un momento di forte tensione istituzionale.
Colombia, il messaggio di Petro: “Conosco la guerra, ma non la amo”
Petro ricorda il suo passato e il giuramento fatto dopo gli accordi di pace del 1989: non impugnare mai più un’arma. Una promessa che oggi dice di essere disposto a infrangere, “per il bene del Paese”. Pur precisando di non essere mai stato un soldato, il presidente afferma di conoscere la guerra e la clandestinità, e di sentirsi pronto a ogni sacrificio pur di difendere la Colombia.
La difesa della propria legittimità
Nel lungo intervento, il capo dello Stato respinge con forza ogni accusa di illegittimità o di legami con il narcotraffico. “Non sono né illegittimo né un narcotrafficante”, scrive, sottolineando come il suo unico bene sia la casa di famiglia, ancora pagata con lo stipendio presidenziale. Petro rivendica la totale trasparenza dei propri conti correnti e respinge l’immagine di un leader avido o corrotto.
L’appello ai cittadini: “Il popolo difenda il presidente”
Al centro del messaggio c’è un appello diretto ai cittadini: difendere il presidente da qualsiasi atto di violenza illegittima. Secondo Petro, la difesa passa dalla presa del potere “in ogni comune del Paese”, in una mobilitazione popolare che richiama il linguaggio delle grandi rivoluzioni latinoamericane.
L’ordine alle forze di sicurezza della Colombia
Il presidente chiarisce anche la linea data alle forze dell’ordine: non sparare contro la popolazione, ma contro eventuali “invasori”. Un passaggio che segna il confine, nelle parole di Petro, tra la tutela dei cittadini e la difesa della sovranità nazionale.
Il richiamo a Bolívar e alla storia
Nel finale, il discorso si carica di simbolismo. Petro evoca Simón Bolívar, la bandiera tricolore e l’eredità storica della Colombia, contrapponendole a chi, come il “signor Rubio”, a suo dire ignorerebbe la storia del Paese. “Avete davanti un comandante del popolo”, scrive, rivolgendosi ai militari.
La conclusione è un vero proclama: un invito agli “ufficiali di Bolívar” a rompere i ranghi e a marciare “con il passo dei vincitori”. Uno slogan che suona come una chiamata alle armi simbolica e politica, ma che apre interrogativi sul clima sempre più teso nel Paese.






