Il 2025 è stato un anno difficile per Volkswagen. Il più grande produttore europeo di automobili ha registrato un crollo degli utili di quasi la metà rispetto all’anno precedente, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e crescente concorrenza internazionale. Di fronte al peggioramento dei conti, il gruppo ha deciso di rafforzare il proprio programma di riduzione dei costi, annunciando un piano di tagli occupazionali molto più ampio di quanto previsto in passato.
Volkswagen, utili in caduta e difficoltà nei mercati
Nel 2025 l’utile netto del gruppo Volkswagen è sceso del 44%, fermandosi a 6,9 miliardi di euro rispetto ai 12,4 miliardi registrati nel 2024. Si tratta del livello più basso degli ultimi anni, paragonabile solo al periodo successivo allo scandalo diesel del 2016.
Il fatturato complessivo è rimasto sostanzialmente stabile, intorno ai 322 miliardi di euro, ma l’utile operativo è quasi dimezzato, scendendo a circa 8,9 miliardi. Secondo il direttore finanziario Arno Antlitz, il gruppo si trova ad affrontare un “ambiente difficile”, caratterizzato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e da una concorrenza sempre più aggressiva.
Le consegne globali di veicoli hanno registrato un lieve calo dello 0,5%, con circa 8,98 milioni di unità vendute nel mondo. La crescita registrata in Europa non è stata sufficiente a compensare la flessione in due mercati cruciali per il gruppo: la Cina e il Nord America.
Negli Stati Uniti, le nuove tariffe commerciali introdotte dall’amministrazione del presidente Donald Trump hanno inciso negativamente sulle vendite. Allo stesso tempo, i cambiamenti nelle politiche ambientali e la riduzione dei sussidi pubblici hanno rallentato la domanda di auto elettriche, mettendo sotto pressione diversi progetti del gruppo, tra cui l’impianto dedicato ai pick-up elettrici del marchio Scout.
La situazione è complessa anche in Cina, tradizionalmente uno dei principali motori di crescita per Volkswagen. Produttori locali come BYD, Geely e Nio stanno guadagnando terreno sia sul piano tecnologico sia su quello commerciale. Per reagire, il gruppo sta rafforzando la strategia “In Cina per la Cina”, puntando su sviluppo e catene di fornitura locali.
Crisi Porsche e polemiche sui bonus del management
Uno dei punti più critici per Volkswagen nel 2025 è stato il marchio Porsche. Il produttore di auto sportive ha registrato un forte calo delle vendite, soprattutto sul mercato cinese, e ha dovuto affrontare costi elevati legati a un cambiamento strategico.
Dopo aver puntato con decisione sull’elettrificazione, Porsche sta infatti rivedendo i propri piani, tornando a investire maggiormente anche sui modelli con motore a combustione. Questa revisione ha pesato sui risultati: l’utile operativo è precipitato da circa 5,3 miliardi di euro nel 2024 a soli 90 milioni nel 2025. Considerando anche i servizi finanziari, il risultato complessivo è stato di 413 milioni, comunque molto inferiore all’anno precedente.
Nel frattempo, le retribuzioni del top management hanno suscitato polemiche. Nonostante il forte calo degli utili, i membri del consiglio di amministrazione hanno ricevuto bonus milionari grazie al buon livello di flusso di cassa netto del gruppo, pari a 6,4 miliardi di euro.
Secondo i media tedeschi, i bonus complessivi per il board avrebbero raggiunto circa 13,6 milioni di euro. Il CEO Oliver Blume ha percepito una remunerazione totale di circa 7,4 milioni, leggermente inferiore rispetto all’anno precedente anche a causa di una riduzione volontaria dello stipendio.
I rappresentanti dei lavoratori chiedono ora che anche i dipendenti possano beneficiare di parte di questo flusso di cassa, mentre proseguono le trattative su possibili pagamenti straordinari.
Nonostante il difficile bilancio 2025, Volkswagen intravede segnali di stabilizzazione negli ultimi mesi dell’anno e guarda al futuro con cautela. Il gruppo prevede un miglioramento della redditività nel 2026, con un margine operativo stimato tra il 4% e il 5,5%, dopo essere sceso al 2,8% nel 2025. Tuttavia, il percorso di rilancio passerà anche attraverso scelte difficili, tra cui il taglio fino a 50mila posti di lavoro in Germania entro il 2030.






