Roma, 26 gennaio 2026 – È imminente l’emanazione del decreto ministeriale che definirà le materie d’esame per la seconda prova scritta e per il colloquio orale della Maturità 2026, rinnovata profondamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito guidato dal professor Giuseppe Valditara. Le novità, che interesseranno circa 500mila studenti delle scuole superiori, puntano a rendere più mirata e significativa la valutazione finale, con un esame che torna a chiamarsi ufficialmente “esame di maturità”.
Materie e commissioni: cosa cambia per l’esame di Maturità 2026
Il decreto, atteso entro la fine di gennaio, stabilirà le quattro discipline oggetto del colloquio orale e la materia della seconda prova scritta, scelte tra quelle caratterizzanti i diversi indirizzi di studio. A partire da giugno 2026, infatti, il colloquio si concentrerà su queste quattro materie selezionate annualmente dal Ministero di viale Trastevere, abbandonando la precedente modalità di discussione del materiale preparato dalla commissione, che aveva generato incertezze e disparità tra gli istituti.

Un’altra importante novità riguarda la composizione delle commissioni: da sette membri si passerà a cinque, di cui due interni, due esterni e il presidente, anch’esso esterno. Questa riforma mira non solo a snellire l’organizzazione, ma anche a garantire una formazione più efficace dei commissari, grazie a un incremento di risorse destinato ai corsi di aggiornamento, che cresceranno di 3 milioni nel 2026 e di 11 milioni nel 2027.
Il colloquio orale: multidisciplinarietà e serietà
Il ministro Valditara ha sottolineato che il nuovo orale sarà una prova multidisciplinare focalizzata sulla capacità di argomentazione, autonomia e consapevolezza dello studente, valorizzando anche i percorsi di formazione scuola-lavoro (ex Pcto) e l’educazione civica. La prova mira così a misurare la crescita complessiva dell’allievo, superando l’approccio nozionistico e puntando a un confronto più profondo sulle competenze rappresentative del percorso scolastico.
Importante è anche la stretta sull’obbligatorietà della partecipazione all’esame: d’ora in avanti, la maturità sarà valida solo se lo studente prende parte a tutti gli scritti e al colloquio orale. Chi deciderà di non sostenere il colloquio verrà respinto, superando così le criticità degli anni precedenti, quando era possibile passare l’esame senza affrontare l’orale.
Voto in condotta e bonus al merito
Confermata la centralità del voto di condotta per l’ammissione all’esame: per ottenere il massimo credito scolastico sarà necessario un 9, mentre chi avrà solo la sufficienza dovrà preparare una tesina su tematiche di cittadinanza attiva da presentare all’orale. Inoltre, il bonus da assegnare ai candidati con voto finale da 90 in su passa da due a tre punti, ampliando così l’incentivo al merito.
Queste modifiche fanno parte di un più ampio disegno normativo che mira a rafforzare la funzione formativa e orientativa dell’esame di maturità, accompagnando gli studenti nella scelta consapevole del proprio futuro, sia esso universitario, accademico o professionale. La nuova riforma intende garantire un percorso più coerente e significativo, valorizzando il percorso triennale e le competenze acquisite, senza disperdere l’attenzione in un colloquio troppo esteso e dispersivo.






