Il Cairo, 15 gennaio 2026 – Nell’antico Egitto, la figura del medico era altamente specializzata e rivestiva un ruolo cruciale all’interno della corte reale. Tra i tanti esperti che assistettero il faraone, spiccava una delle mansioni più particolari e allo stesso tempo rispettate: quella del guardiano reale dell’ano, noto in egiziano antico come neru pehut. Nonostante possa suscitare curiosità o ironia, questo professionista era fondamentale per la salute del sovrano e per il mantenimento del suo benessere intestinale.
Il ruolo e le pratiche del guardiano reale dell’ano
Il guardiano dell’ano del faraone era un medico personale specializzato nella cura delle problematiche digestive e rettali del sovrano. Il suo compito principale consisteva nel trattare disturbi come la stitichezza, le emorroidi e i gas intestinali, condizioni che potevano compromettere il benessere del re e, di riflesso, la stabilità del regno. Come emerge da antichi documenti medici quali il Papiro Ebers (circa 1517 a.C.) e il Papiro di Chester Beatty (1200 a.C.), questo medico realizzava interventi specifici per assicurare il buon funzionamento del canale intestinale.
Una delle procedure più emblematiche era la pulizia intestinale attraverso l’introduzione di un tubo d’oro, usato per insufflare acqua e facilitare l’evacuazione. Questa tecnica, sorprendentemente sofisticata per l’epoca, veniva affiancata dalla somministrazione di sostanze purgative per casi di indigestione o costipazione. I clisteri, inoltre, erano un rimedio ampiamente adottato non solo per curare malesseri, ma anche come prevenzione contro infezioni, particolarmente importanti in un’epoca caratterizzata da scarse condizioni igieniche.

Il contesto sociale e religioso della medicina reale
La medicina nell’antico Egitto era considerata una professione sacra, e il faraone stesso incarnava un ruolo divino, intermediario tra gli dèi e il popolo. Il sovrano deteneva poteri politici e religiosi, e la sua salute fisica era ritenuta essenziale per mantenere l’ordine cosmico, noto come Maat. La presenza di medici specializzati, come il guardiano dell’ano, rifletteva questa dimensione sacra e il valore attribuito alla cura del corpo del re.
Interessante è anche il legame tra le pratiche mediche e la natura: si raccontava che l’ibis, uccello sacro per gli Egizi, si pulisse introducendo acqua nel retto con il proprio becco, ispirando così la tecnica dei clisteri. Inoltre, la tradizione attribuiva al dio Osiride la raccomandazione di queste pratiche ai sacerdoti, sottolineando l’intreccio tra medicina, religione e mitologia.
Questi dettagli ci restituiscono un’immagine complessa e raffinata della medicina egizia, dove persino un ruolo apparentemente marginale come quello del guardiano reale dell’ano aveva un’importanza strategica per la salute del faraone e, di conseguenza, per la prosperità dell’intero Egitto.






