Ha chiesto scusa, poi ha scelto il silenzio, ma gli esiti dell’autopsia hanno cambiato il peso dell’accusa. Zoe Trinchero, 17 anni, è stata gettata nel canale di Nizza Monferrato quando era ancora viva. A stabilirlo è l’esame autoptico eseguito dall’anatomopatologa Alessandra Cicchini. Una conclusione che esclude definitivamente l’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale e rafforza l’accusa nei confronti del ventenne Alex Manna.
Femminicido Zoe Trinchero: Alex Manna in silenzio davanti al gip
Lunedì pomeriggio, nel carcere di Alessandria, Manna si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo davanti al pubblico ministero Giacomo Ferrando e al giudice per le indagini preliminari Aldo Tirone.
Una scelta che segue la confessione resa sabato in caserma, quando il giovane aveva ammesso l’aggressione.
“Il mio cliente aveva già detto tutto quello che doveva dire al pubblico ministero, per questo si è avvalso della facoltà di non rispondere”, ha spiegato l’avvocata Gambino. “Per rispetto delle famiglie, anch’io preferisco il silenzio: è una situazione molto delicata che ha sconvolto una comunità, la famiglia della ragazza e la famiglia del mio assistito. I suoi genitori non si capacitano di quello che è successo”.
L’autopsia di Zoe Trinchero: la morte è dovuta alla caduta
Secondo quanto emerso dall’esame medico-legale, Zoe presentava un trauma cranico causato dai pugni ricevuti. Tuttavia, la morte è stata attribuita alla caduta nel canale da un’altezza di circa tre metri. Un elemento cruciale: la giovane era viva al momento in cui è stata lanciata.
Questo dettaglio rafforza l’ipotesi che Manna volesse uccidere o fosse consapevole dell’altissimo rischio di provocarne la morte, configurando il cosiddetto dolo eventuale.
Il ventenne è già accusato di omicidio aggravato dai futili motivi. Non è invece contestato, al momento, il reato di femminicidio introdotto lo scorso dicembre, che prevede l’aggravante della “discriminazione della vittima in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà”.
In un primo momento si era ipotizzato che all’origine dell’aggressione potesse esserci un rifiuto da parte di Zoe. Circostanza che Manna ha negato nella confessione:
“Non mi fregava di lei perché ero fidanzato – ha dichiarato nella caserma dei carabinieri di Nizza – Non ho provato a baciarla, non avevo un interesse sessuale o sentimentale. Non l’ho toccata prima dell’aggressione, abbiamo avuto un litigio verbale, alzando la voce, quando abbiamo parlato del mio tradimento. Non riesco a spiegarmi perché ho reagito così”.
La notte dell’omicidio e il tentato depistaggio
La sera del delitto, Alex e Zoe si erano allontanati dal gruppo di amici. Dopo una discussione, lui l’ha colpita e poi l’ha lanciata nel canale.
“Continuava a urlare ‘è colpa mia, sono andato via, sono scappato’ – ha raccontato Mario, ex fidanzato della diciassettenne – Per un po’ ha fatto anche finta di cercare il corpo”. Subito dopo, Manna avrebbe indicato come responsabile Naudy Carbone, musicista di origini africane residente a Nizza Monferrato fin dall’infanzia. “Per convincerci che era stato lui, Alex ci ha detto che quell’uomo aveva un grosso coltello”, ha riferito uno degli amici presenti quella sera.
Una versione che ha scatenato la rabbia di diverse persone, che si sono radunate sotto casa del musicista. I carabinieri stanno ora svolgendo accertamenti sul tentato linciaggio e lavorano per identificare i presenti, che potrebbero essere indagati.






