Milano, 7 gennaio 2026 – Nel tardo pomeriggio di oggi, circa un centinaio di manifestanti si sono radunati davanti al carcere di San Vittore a Milano per un presidio di solidarietà nei confronti di Raed Dawoud e degli altri arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. Dawoud, attualmente detenuto nell’istituto milanese, è accusato di essere un “referente, insieme a Mohammad Hannoun, della cellula italiana dell’organizzazione terroristica”. Accuse che i familiari respingono con forza.
La protesta e gli appelli dei familiari

Durante il presidio, Ahmed Dawoud, figlio di Raed, ha espresso il dolore e l’ingiustizia vissuti dalla famiglia: “Io sto pagando in prima persona e sono la notte a piangere perché penso a come sta un uomo di 53 anni con tre operazioni alla schiena”. Ahmed, nato a Desio e cittadino italiano, ha sottolineato il rispetto della famiglia verso il Paese: “Abbiamo sempre rispettato questo Paese, come continueremo a rispettarlo. Sono più italiano degli italiani, è un’ingiustizia”.
Anche la figlia di Raed, Falastin Dawoud, è intervenuta, ribadendo la loro determinazione ad aiutare la popolazione palestinese: “Chi aiuta i palestinesi viene considerato terrorista, ma noi saremo sempre ad aiutare il prossimo, saremo sempre ad aiutare i bambini che muoiono di fame sotto le tende. Noi non accetteremo demolizione, noi non accetteremo il genocidio”. Falastin ha poi ringraziato il padre per l’esempio di resistenza: “Grazie baba per avermi insegnato a resistere e a sostenere il popolo palestinese a rimanere in piedi nonostante tutto: eri fiero di me il giorno della mia laurea e continuerò a renderti fiero tutta la vita”.
Il presidio si è concluso con un corteo che ha attraversato viale Papiniano fino a piazza Sant’Agostino.
Contesto dell’indagine e solidarietà organizzata
L’arresto di Raed Dawoud e di altri militanti palestinesi, avvenuto il 27 dicembre 2025, rientra nell’indagine della Procura di Genova sui presunti canali di finanziamento ad Hamas, organizzazione definita terroristica da numerosi Paesi occidentali. Le accuse hanno suscitato mobilitazioni da parte dell’Associazione Palestinesi d’Italia (API) e di altre realtà solidali, che hanno indetto un nuovo presidio per la serata del 7 gennaio, sempre davanti al carcere di San Vittore, in vista del corteo nazionale previsto per sabato 10 gennaio contro il colonialismo e l’imperialismo, e per la liberazione di tutti i militanti palestinesi arrestati.
Elio, rappresentante del centro sociale Vittoria, ha sottolineato l’importanza della manifestazione: “L’obiettivo è portare solidarietà a Raed e chiedere la liberazione di tutti i palestinesi vittime della nuova ondata repressiva ordinata dal ministro Piantedosi contro le lotte solidali con la Palestina in Italia”.
L’indagine ha inoltre acceso un dibattito pubblico sulle reti islamiche in Europa e sulle implicazioni politiche e giudiziarie, con richiami alla necessità di rispettare la presunzione d’innocenza senza cadere in strumentalizzazioni. Gli arresti – che riguardano anche altre persone come Anan, la cui sentenza è attesa per il 16 gennaio – sono al centro di una campagna internazionale di solidarietà che coinvolge anche organismi umanitari e associazioni impegnate nel soccorso alle popolazioni palestinesi in Libano e Gaza.
In tale contesto, va ricordata la missione umanitaria condotta dall’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) onlus nel 2025, che ha portato aiuti a migliaia di famiglie palestinesi e siriane nei campi profughi del Libano e di Gaza, evidenziando la drammatica condizione in cui versano queste comunità a causa di crisi economiche, politiche e sanitarie aggravate dal Covid-19 e dagli effetti del conflitto in corso.
Fonte: alanews - Milano, presidio ProPal davanti a San Vittore. I figli di Dawoud: "Non è un terrorista"






