Roma, 7 marzo 2026 – È in corso a Roma la seconda giornata di mobilitazione degli agricoltori e pescatori italiani, che protestano contro l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, recentemente firmato ad Asunción il 17 gennaio 2026. La manifestazione, organizzata dal Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani (Coapi), ha visto la partecipazione di un centinaio di manifestanti in piazzale Ostiense, con l’esposizione di trattori e slogan che denunciano i rischi per l’agricoltura nazionale.
La protesta in piazzale Ostiense: “Il Mercosur è la morte di noi agricoltori”
Cinque trattori affiancano il palco con striscioni recanti scritte come “#telodoioilmadeinitaly”, “Il Mercosur è la morte di noi agricoltori” e “Il Mercosur è la nostra fine”. Sul palco si alternano rappresentanti del settore agricolo provenienti da diverse regioni italiane. Angelo Di Stefano, portavoce del Coapi, ha spiegato che la protesta vuole difendere il settore primario e il diritto al cibo degli italiani: “Senza produzioni italiane non ci può essere made in Italy. Vogliamo una nuova normativa sulle etichettature perché l’accordo UE-Mercosur avvantaggia industrie e lobby a discapito delle piccole imprese agricole”. La manifestazione coinvolge anche cittadini, sindaci, associazioni di consumatori e artigiani del cibo, uniti nella richiesta di sostegno e tutela per l’agricoltura italiana.
Criticità dell’accordo: timori per il made in Italy e la qualità del cibo
L’intesa commerciale, frutto di oltre 25 anni di negoziati, prevede la progressiva eliminazione dei dazi su circa il 90% dei prodotti scambiati tra UE e Mercosur, favorendo l’importazione di carne bovina, pollame, zucchero, riso e frutta tropicale dall’America meridionale. Tuttavia, gli agricoltori italiani denunciano che questo accordo rappresenta una concorrenza sleale, poiché i Paesi del Mercosur adottano standard meno rigidi su controlli fitosanitari e uso di fitofarmaci, mettendo a rischio la qualità e la sicurezza alimentare. Secondo Coapi, il settore agricolo italiano è in grave difficoltà, con 8.000 aziende perse solo nell’ultimo anno a causa dei costi elevati e della burocrazia, oltre che della concorrenza estera. La protesta vuole inoltre sollecitare le istituzioni a un confronto urgente sul futuro del settore primario e sulle normative di tutela del made in Italy, per evitare il depauperamento di un comparto strategico per l’economia e la cultura alimentare italiana.






