Milano, 16 gennaio 2026 – La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia che aveva annullato il secondo decreto di sequestro dei dispositivi elettronici dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari nel caso Garlasco. Tra i dispositivi oggetto del provvedimento figuravano telefoni, pc e tablet, sequestrati il 24 ottobre scorso dai pubblici ministeri. Il rigetto totale del ricorso della Procura di Brescia da parte della Suprema Corte sancisce dunque il no al sequestro, motivato dall’assenza di indicazioni precise sulle parole chiave da ricercare e dall’arco temporale troppo ampio indicato per l’analisi dei dati.
Il rigetto del ricorso e le motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte ha confermato la decisione del Riesame, che aveva accolto il ricorso presentato dall’avvocato penalista Domenico Aiello, legale difensore di Venditti. Il tribunale aveva evidenziato come i provvedimenti di sequestro fossero carenti sotto il profilo tecnico: non erano state specificate le parole chiave per le analisi dei dispositivi e l’arco temporale indicato per la ricerca risultava eccessivamente esteso. Questa mancanza ha comportato una violazione delle linee guida fissate dalla giurisprudenza della Cassazione in materia di sequestri di dati digitali, che richiede un raggio d’azione ben circoscritto per evitare indagini indiscriminate sulla vita privata degli indagati.
L’inchiesta su Mario Venditti
L’ex magistrato è al centro di un’inchiesta della Procura di Pavia per presunti atti di corruzione relativi all’archiviazione di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007. Nel corso degli anni, Venditti è stato protagonista di due archiviazioni a favore di Sempio, decisioni ora messe in discussione dall’attuale fase investigativa. L’inchiesta ha inoltre coinvolto figure di spicco del “sistema Pavia”, con indagini che hanno interessato anche ex carabinieri e politici locali.
Il rigetto del sequestro dei dispositivi è dunque un passo importante per la difesa di Venditti, che continua a contestare le modalità investigative adottate. L’avvocato Aiello ha già ottenuto in precedenza l’annullamento del primo decreto di sequestro, sottolineando come la tutela della riservatezza e la necessità di precisare l’oggetto dell’indagine siano principi fondamentali anche nelle indagini digitali.
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