Palermo, 27 febbraio 2026 – Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta che ha coinvolto l’Istituto Comprensivo “Giovanni Falcone” dello Zen di Palermo, storicamente considerato una scuola baluardo di legalità in un quartiere noto per le sue difficoltà sociali. La vicenda giudiziaria ha portato al rinvio a giudizio di dieci tra docenti e collaboratori scolastici, tra cui il professor Alessio Cacciato, per accuse di truffa aggravata e falso nell’ambito della gestione dei fondi europei destinati a progetti scolastici. Al centro dell’indagine, condotta dalla Procura Europea, vi è la falsificazione delle presenze degli studenti nei corsi finanziati dall’Unione Europea, finalizzata a ottenere indebiti contributi economici.
Prassi illecita e coinvolgimento della dirigenza della scuola
Le intercettazioni hanno svelato una prassi consolidata all’interno della scuola, con la compilazione di false schede di presenza per certificare una partecipazione mai effettiva degli alunni ai progetti. A parlarne era il vicepresidente Daniele Agosta, che suggeriva sarcasticamente di mettere tutti presenti per poter procedere con le richieste di finanziamento. Agosta, assieme alla dirigente scolastica Daniela Lo Verde e ad altri docenti, è stato coinvolto nella gestione illecita dei fondi europei destinati a iniziative didattiche volte all’inclusione sociale. L’indagine ha evidenziato che non solo venivano falsificate le firme, spesso raccolte a inizio anno o fuori dall’orario di lezione, ma che la dirigenza si sarebbe anche appropriata indebitamente di risorse destinate alla mensa scolastica e avrebbe favorito acquisti di dispositivi elettronici da un unico fornitore in cambio di regali personali come cellulari e computer.
Patteggiamento e condanne per l’ex dirigenza
Recentemente, l’ex preside Daniela Lo Verde ha patteggiato una condanna a due anni e mezzo di reclusione con risarcimento del danno, ottenendo la possibilità di svolgere lavori socialmente utili. Stessa sorte è toccata all’ex vicepresidente Daniele Agosta, che ha patteggiato una pena di due anni. Le accuse nei loro confronti includevano corruzione, peculato, truffa e falso, con contestazioni particolarmente gravi data la natura della scuola e il contesto sociale in cui opera. Le intercettazioni hanno rivelato anche lo sdegno di Agosta per i regali ricevuti, come quando si lamentava di non aver ottenuto un iPhone 13 Pro, ma un modello inferiore. L’inchiesta ha così portato alla luce un sistema di gestione fraudolenta che ha minato la reputazione di un istituto simbolo dell’antimafia e della legalità nel quartiere Zen.
Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso sgomento per la vicenda, sottolineando la necessità che le indagini proseguano per garantire chiarezza e giustizia nell’interesse della comunità scolastica e del territorio.






