Milano, 25 febbraio 2026 – Una nuova inchiesta della Procura di Milano riapre il dibattito sulle condizioni lavorative dei rider impiegati dalle piattaforme di consegna a domicilio, con particolare attenzione al caso di Deliveroo. Dopo lo scandalo che aveva coinvolto Glovo, sono emerse denunce di pagamenti estremamente bassi, con corrieri che percepiscono in media solo 4 euro a consegna, una cifra che porta migliaia di lavoratori al di sotto della soglia di povertà. Il fenomeno, definito da più parti come una forma di caporalato digitale e sfruttamento, sta assumendo dimensioni preoccupanti, coinvolgendo anche altri colossi del settore come McDonald’s, Burger King, Esselunga, Poke House, Crai Secom, Carrefour e KFC, oggetto di richieste di documentazione da parte degli inquirenti.
Deliveroo e la crisi dei rider: numeri e criticità
Fondata nel 2013 a Londra da Will Shu, Deliveroo è diventata una delle piattaforme più importanti nel settore della consegna di cibo a domicilio, operando in oltre 1.750 città italiane con una rete di oltre 135.000 corrieri autonomi nel 2025. Nonostante il fatturato globale nel 2024 abbia raggiunto oltre 2 miliardi di sterline, la società è finita sotto la lente d’ingrandimento per le condizioni contrattuali e salariali offerte ai suoi rider. Questi ultimi, pur essendo essenziali per il modello di business, spesso lavorano in regime di autonomia senza tutele adeguate, esponendosi a rischi e guadagni irrisori.
Deliveroo ha dichiarato di voler collaborare con le autorità per fare chiarezza e migliorare la situazione, ma la situazione rimane critica. L’associazione di categoria Assodelivery, di cui Deliveroo è parte, aveva firmato un contratto nazionale con UGL per i rider autonomi, ma le critiche non sono mancate e alcune aziende hanno scelto di uscire dall’associazione per adottare contratti di lavoro subordinato.
Indagine milanese amplia il mirino: coinvolti anche grandi clienti
L’inchiesta milanese ha allargato il proprio raggio d’azione, chiedendo documentazione anche a grandi catene e supermercati come McDonald’s, Burger King, Esselunga, Carrefour, Poke House e KFC, per verificare se questi clienti abbiano potuto in qualche modo prevenire o limitare le pratiche di sfruttamento. Le accuse di caporalato digitale si inseriscono in un quadro più ampio di precarietà e sfruttamento nel settore del food delivery, mettendo in discussione le modalità di gestione dei lavoratori da parte delle piattaforme.
Le autorità sottolineano come la situazione di molti rider rimanga di fatto una condizione di povertà lavorativa, nonostante il ruolo cruciale che svolgono nel sistema della consegna a domicilio, ormai parte integrante della quotidianità di milioni di consumatori italiani. L’attenzione rimane alta e le prossime settimane saranno decisive per capire se e come Deliveroo e le altre società coinvolte adotteranno misure concrete per garantire condizioni più dignitose ai propri lavoratori.






