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Deliveroo sotto controllo giudiziario per presunto caporalato e sfruttamento dei rider

L’inchiesta milanese evidenzia gravi condizioni di sfruttamento tra i rider Deliveroo, con paghe sotto la soglia di povertà e algoritmi che penalizzano le prestazioni

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Un rider di Deliveroo

shopblocks, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Milano, 25 febbraio 2026 – Nuovi sviluppi nell’ambito della tutela dei lavoratori nel settore del food delivery: il pm Paolo Storari di Milano ha disposto il controllo giudiziario sulla società Deliveroo Italy srl con sede a Milano, a seguito di un’indagine per caporalato che coinvolge migliaia di rider impiegati dalla piattaforma di consegne a domicilio. Il provvedimento, che dovrà essere valutato da un giudice per le indagini preliminari (GIP), arriva dopo analoghe misure adottate nei confronti di Glovo, un altro colosso del food delivery già indagato per sfruttamento dei lavoratori.

Le testimonianze e le condizioni di lavoro dei rider

Le carte dell’indagine e le dichiarazioni di decine di ciclofattorini descrivono una situazione di grave sfruttamento: i rider lavorano anche 11 ore al giorno, 7 giorni su 7, con compensi che oscillano tra i 3 e i 4 euro a consegna, ben al di sotto della soglia di povertà. Un lavoratore ha dichiarato di percorrere fino a 150 chilometri al giorno per effettuare dieci consegne, ricevendo ordini notificati tramite app. La paga insufficiente costringe molti a svolgere un secondo lavoro per mantenere le proprie famiglie, spesso residenti all’estero, come riportato nel caso di un rider che invia circa 600 euro al mese alla sua numerosa famiglia in Nigeria.

Secondo l’accusa, la società Deliveroo e il suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi, avrebbero adottato una politica aziendale che “rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”, perpetrando da anni una situazione di sfruttamento che viola i diritti fondamentali dei lavoratori e la Costituzione, che garantisce il diritto a una vita libera e dignitosa. Il monitoraggio costante delle prestazioni, gestito tramite algoritmi, prevede punizioni per chi non rispetta tempi di consegna e performance, mentre resta ancora oscuro il metodo con cui i dati vengono elaborati per assegnare gli ordini e calcolare i compensi.

Il precedente

L’indagine che coinvolge Deliveroo rappresenta solo l’ultimo tassello di un’offensiva giudiziaria sempre più serrata contro le distorsioni del food delivery in Italia. Questo settore è infatti già finito nel mirino della magistratura con il caso Foodinho, il ramo italiano di Glovo, protagonista di una vicenda emblematica che ha portato alla luce lo sfruttamento sistematico di circa 40.000 corrieri.

Recentemente, il gip Roberto Crepaldi ha confermato il provvedimento d’urgenza richiesto dal pubblico ministero Storari, disponendo l’amministrazione giudiziaria per la società milanese. Tale misura mira a sanare la posizione dei lavoratori, costretti fino ad ora in un regime di finto lavoro autonomo. Secondo gli inquirenti, infatti, i rider venivano inquadrati con partita IVA forfettaria pur agendo, a tutti gli effetti, come dipendenti subordinati.

Sfruttando la condizione di estrema vulnerabilità economica di questi soggetti, l’azienda avrebbe garantito compensi talmente esigui da collocarli stabilmente sotto la soglia di povertà. L’accusa di caporalato digitale evidenzia come la piattaforma abbia approfittato della necessità di reddito dei lavoratori per imporre condizioni contrattuali inique, rendendo necessario l’intervento dello Stato per ripristinare la legalità e garantire tutele adeguate a una categoria troppo a lungo dimenticata.

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