Crans-Montana, 3 gennaio 2026 – La speranza, quando il tempo ne consuma lentamente la luce, può risultare più logorante della disperazione: è contro questo limbo crudele che lottano dall’alba di giovedì i familiari dei sei dispersi italiani, assistiti dagli psicologi e tenuti lontani dal resto del mondo dai rigidi controlli dei gendarmi di Crans-Montana. A ogni aggiornamento ufficiale sulle vittime della strage di Capodanno, che continua a indicare 40 morti senza renderne noti i nomi, l’attesa si fa più pesante, senza mai trovare una conclusione.
L’attesa straziante degli italiani dispersi di Crans-Montana
I parenti dei ragazzi rimasti intrappolati nel locale Le Constellation di Crans-Montana vivono ormai appesi all’esito degli esami genetici effettuati sui corpi carbonizzati, dai quali sono stati prelevati anche i calchi delle arcate dentarie. Serviranno giorni, spiegano i medici degli ospedali svizzeri, per confrontare il Dna con quello dei familiari e restituire un’identità a chi non è riuscito a mettersi in salvo.
La cautela delle autorità elvetiche nel distinguere ufficialmente tra dispersi e morti è legata anche a un altro fattore: la polizia sta ancora operando nel seminterrato del lounge bar di Rue Centrale per verificare che tutti i corpi, molti dei quali gravemente danneggiati dal calore e dalle esplosioni, siano stati recuperati. Il timore è che il bilancio possa aggravarsi ulteriormente. Anche per questo le liste del ministero degli Esteri italiano e quelle svizzere non coincidono.
Secondo Berna, le vittime sono 40 e i feriti 119, appartenenti a nove nazioni, sei dei quali non ancora identificati e in condizioni critiche. I sei dispersi italiani sono Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Achille Osvaldo Giovanni Barosi e Sofia Prosperi. A questi si aggiungono 14 feriti italiani, sette dei quali trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, incontrando i familiari riuniti al centro congressi, ha alimentato la speranza che tra i feriti non identificati possa esserci qualcuno dei dispersi. In parallelo, anche la magistratura del Vallese attende risposte: la procuratrice Beatrice Pilloud ha aperto un’inchiesta per lesioni, incendio e omicidio colposi, dopo aver ascoltato testimoni e proprietari del locale. Confermata l’origine del rogo, innescato dalle candele pirotecniche inserite nelle bottiglie di champagne e sollevate verso il soffitto in legno rivestito con materiali non ignifughi.
Sicurezza carente nel bar Le Constellation
Alle carenze già note nella sicurezza, come la scala troppo stretta per ospitare centinaia di persone, se ne aggiunge un’altra: quella indicata come uscita di emergenza sarebbe stata in realtà una porta verso un vano scale privato interno al condominio. I giovani in fuga l’hanno trovata chiusa e, anche se fosse stata aperta, non avrebbe condotto all’esterno ma in un’ulteriore trappola. L’intera Svizzera, fortemente legata al turismo alpino, si interroga ora sulle falle nei controlli dei locali frequentati da giovanissimi e sulla reale sicurezza di ristoranti e après-ski. A spingere il Paese a una dolorosa riflessione sono anche la pressione internazionale e le reazioni dei governi colpiti dalla tragedia.
Segnata da lutti, indagini e incertezza, Crans-Montana appare profondamente cambiata. Il passato elitario della località ha lasciato spazio a un’economia fondata sulle multiproprietà, oggi preoccupata per le conseguenze di una tragedia che rischia di allontanare investitori e turisti. Governo e magistratura promettono rigore assoluto sulle norme di sicurezza, ma i sopravvissuti, che continuano a radunarsi davanti al locale distrutto, giudicano queste parole offensive. “Lì dentro – ripetono – nessuno ha pensato alle nostre vite. Dov’era il potere che avrebbe dovuto proteggerci?“.






