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Home Cronaca

Costretta a servire il caffè alle riunioni “perché donna”: il caso

Il Tribunale di Treviso riconosce la discriminazione subita da una manager incinta, annulla il licenziamento e condanna l’azienda a un risarcimento per mobbing e molestie

by Giacomo Camelia
11 Marzo 2026
Riunione di lavoro

alanews.it

Treviso, 11 marzo 2026 – Il Tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento di una manager della Keyline di Conegliano, riconoscendo un caso di discriminazione di genere e maternità con risarcimento di 50mila euro. La vicenda, che si è conclusa con la sentenza emessa dalla giudice Maddalena Saturni, riguarda una donna lasciata a casa nel luglio 2024 durante la gravidanza, e vittima di comportamenti discriminatori da parte dei vertici aziendali durante le riunioni di lavoro.

Discriminazione di genere e mobbing sul luogo di lavoro durante le riunioni

Secondo la sentenza, la manager è stata costretta a svolgere mansioni non proprie come preparare il caffè nelle riunioni aziendali, un compito imposto dal capo in quanto donna. Il suo superiore le avrebbe inoltre detto: “Tu non ti meriti la dirigenza e la posizione da Group Sales Manager, io avrei bisogno di un uomo e per di più con esperienza”, escludendola dai progetti commerciali e pretendendo reperibilità fuori orario, anche con telefonate notturne. La giudice ha definito queste condotte come vessatorie, mobbizzanti e gravemente offensive, configuranti molestie legate al sesso. Il licenziamento, dichiarato nullo per violazione delle norme a tutela della maternità, è stato qualificato come l’atto finale di una discriminazione fondata sul sesso.

La decisione del Tribunale e la valutazione delle accuse

Il Tribunale ha inoltre escluso la presenza di una “colpa grave” che giustificasse il licenziamento della lavoratrice in gravidanza. Tra le contestazioni mosse alla manager vi era l’uso personale delle carte di credito aziendali, ma è stato accertato che tale prassi era comune e autorizzata dagli amministratori. La sentenza sottolinea come le condotte dell’azienda siano state ripetute e continuate, con dequalificazione professionale e isolamento lavorativo.

La decisione rappresenta un importante riconoscimento della tutela contro discriminazioni di genere e mobbing in ambito lavorativo, riaffermando i diritti delle donne, in particolare durante la maternità.

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