Roma, 26 febbraio 2026 – In Italia, il biometano prodotto da scarti agricoli rappresenta una risorsa chiave per la transizione ecologica, in linea con gli obiettivi fissati dal Piano nazionale energia e clima (Pniec) al 2030. Un recente studio di Legambiente, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e presentato oggi a Roma, sottolinea come il biometano possa contribuire significativamente a sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come il trasporto pesante e le attività industriali. Questo settore, in forte crescita, è sostenuto anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha favorito la riconversione di impianti a biogas e la realizzazione di nuovi siti produttivi.
Potenzialità e contesto attuale del biometano in Italia
Secondo i dati elaborati da Legambiente, la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano si attesta intorno a 10,2 miliardi di metri cubi di biogas, di cui circa 5,7 miliardi di metri cubi riconducibili esclusivamente al biometano. Tale produzione è in linea con le ambizioni del Pniec e può essere favorita dall’utilizzo di reflui zootecnici, colture erbacee, bucce, foglie e altri scarti agricoli.
Fra le regioni più attive, la Lombardia detiene il primato per il potenziale produttivo, stimato in circa 1,2 miliardi di metri cubi di biometano da scarti agricoli. Seguono regioni come la Puglia, con un potenziale di quasi 288 milioni di metri cubi. La filiera è prevalentemente agricola, con oltre il 90% della capacità ammessa proveniente da impianti agricoli, mentre una quota minoritaria (circa il 10%) riguarda impianti che utilizzano la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu), che resta però strategica per la gestione sostenibile dei rifiuti e l’economia circolare.
Ad oggi, il Pnrr ha generato oltre 600 domande in graduatorie relative ai cinque bandi del Decreto Ministeriale 2022, con stime che indicano la realizzazione di oltre 560 progetti per una capacità complessiva attorno ai 240-250mila Smc/h (standard metri cubi all’ora). La maggior parte dei progetti riguarda la riconversione di impianti a biogas esistenti.
Le sfide e le proposte per accelerare la filiera del biometano
Nonostante il quadro positivo, la sfida principale resta la rapida realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi del Pniec, evitando di sprecare l’opportunità data dalla proroga di 24 mesi deliberata dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio scorso.
Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha evidenziato che il biometano può sostituire il gas fossile in settori difficilmente elettrificabili, contribuendo a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero. Tuttavia, ha sottolineato la necessità di regole chiare e accessibili, oltre a scelte politiche coraggiose, a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, con un coinvolgimento attivo dei territori.
Legambiente ha rivolto al Governo italiano un pacchetto di dieci proposte concrete per sostenere lo sviluppo della filiera del biometano:
- Orientare regole e incentivi premiando solo le filiere realmente circolari.
- Garantire priorità alle produzioni di biometano anche oltre il Pnrr.
- Premiare chi riduce le emissioni.
- Promuovere la partecipazione attiva dei territori.
- Semplificare gli iter autorizzativi e garantire tempi certi.
- Investire nelle reti e nelle connessioni infrastrutturali.
- Creare una domanda reale di biometano.
- Garantire trasparenza e tracciabilità, con un rafforzamento dei controlli da parte di Gse, Arera e Governo.
- Ridurre le emissioni di metano fuggitivo.
- Rimettere al centro i territori e gli agricoltori.
Queste proposte sono state illustrate nel corso del primo Forum Biometano, organizzato da Legambiente in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas (Cib), il Consorzio Italiano Compostatori (Cic), e con il supporto di aziende e partner del settore energetico e ambientale.
Il ruolo del biometano nella transizione energetica e nel PNRR
Il biometano si inserisce in un contesto più ampio di sviluppo delle energie rinnovabili, essendo un gas rinnovabile che si ottiene tramite processi di digestione anaerobica di biomasse di origine agricola e rifiuti organici. Rispetto ai combustibili fossili, il metano presenta emissioni di CO2 inferiori: circa il 25% in meno rispetto alla benzina, il 30% rispetto al diesel e il 50% rispetto al carbone. Inoltre, possiede il vantaggio di una produzione più stabile rispetto ad altre fonti rinnovabili come il fotovoltaico o l’eolico, e può essere trasportato e immagazzinato utilizzando le infrastrutture già esistenti.
Nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), i fondi stanziati per la rivoluzione verde e la transizione ecologica hanno favorito la crescita della filiera biometano, con una dotazione di quasi 200 miliardi di euro complessivi per investimenti green e digitali in Italia. Il PNRR ha accelerato la riconversione di impianti a biogas e la creazione di nuovi impianti, contribuendo a costruire una solida infrastruttura energetica sostenibile.
Inoltre, la gestione dei rifiuti organici, che in Italia ammonta a circa 7,6 milioni di tonnellate tra frazione umida e verde, rappresenta un’importante fonte di biometano e compost di qualità. Attualmente, il 75% della frazione umida viene trattata in impianti integrati con digestione anaerobica, producendo circa 200 milioni di metri cubi di biometano, con potenzialità di crescita fino a 354 milioni di metri cubi grazie agli incentivi del PNRR e del Gestore dei Servizi Energetici (Gse).
Il biometano, dunque, si configura come un elemento essenziale per l’eco-transizione italiana, capace di coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo agricolo e innovazione tecnologica, in linea con gli obiettivi europei del Green Deal e della decarbonizzazione.






