La guerra con l’Iran potrebbe non essere arrivata alla sua fase conclusiva. Donald Trump ha infatti lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero ricorrere a ulteriori operazioni militari, fino ad arrivare a “distruggere” ciò che resta del Paese. Il presidente americano ha aggiunto che, in caso di nuovi attacchi, la ricostruzione richiederebbe circa 25 anni, senza escludere un intervento imminente: “Lo saprete abbastanza presto”.
La deputata democratica Ansari risponde a Trump: “Una minaccia contro 90 milioni di persone”
Le parole di Trump hanno provocato la reazione della deputata democratica Yassamin Ansari, eletta in Arizona, che ha condannato duramente l’ipotesi di nuovi bombardamenti. In un messaggio pubblicato su X, la parlamentare ha definito la minaccia del presidente un “crimine contro l’umanità”, accusandolo di prospettare ancora una volta l’annientamento di un Paese con 90 milioni di abitanti.
Ansari ha quindi invitato i democratici ad agire con urgenza per porre fine a quella che considera una guerra avviata per scelta e condotta in modo irresponsabile dall’amministrazione Trump. Secondo la deputata, il partito dovrà impegnarsi per fermare il conflitto quando tornerà a conquistare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. “Basta così”, ha concluso nel suo intervento.
I colloqui tra Stati Uniti e Iraq per ridurre le tensioni regionali
Sul fronte diplomatico, intanto, l’ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale del presidente per Siria e Iraq, Tom Barrack, ha incontrato a Baghdad il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi. Al centro del confronto ci sono stati gli sforzi per contenere le tensioni nell’area e impedire che la crisi possa aggravarsi ulteriormente.
In un post su X, Barrack ha spiegato che i colloqui hanno riguardato il lavoro necessario per abbassare il livello dello scontro, circoscrivere le crisi prima che si estendano e privilegiare la diplomazia rispetto a un’ulteriore escalation. L’inviato americano ha inoltre sottolineato che i Paesi della regione dovrebbero assumersi la responsabilità principale delle proprie questioni di sicurezza, mentre Washington è pronta a sostenerli senza sostituirsi a loro.
Barrack ha infine espresso apprezzamento per l’approccio dell’Iraq alla sicurezza regionale, ribadendo la volontà degli Stati Uniti di rafforzare anche i rapporti economici e commerciali con Baghdad.
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