Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti e il Congresso hanno registrato rallentamenti e, in alcuni casi, interruzioni nella condivisione delle informazioni durante il secondo mandato di Donald Trump. È quanto emerge da un’inchiesta esclusiva di Reuters, pubblicata il 3 novembre, che si basa sulle testimonianze di otto funzionari ed ex funzionari a conoscenza dei fatti. Secondo gli esperti, questi ostacoli rischiano di compromettere la capacità del Paese di individuare e prevenire le minacce alla sicurezza nazionale. Il problema emerge in un momento particolarmente delicato: gli Stati Uniti sono impegnati nella guerra contro l’Iran, iniziata a febbraio insieme a Israele, e continuano a confrontarsi con la Russia per il conflitto in Ucraina.
Le tensioni con la Cia
Le tensioni tra le agenzie sarebbero iniziate nel febbraio 2025, quando Tulsi Gabbard, allora direttrice dell’intelligence nazionale, ha cercato di rafforzare il controllo del proprio ufficio sui servizi segreti americani. Lo scontro si è aggravato con la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di indagare sulla presunta politicizzazione dell’intelligence.
La Cia ha accusato l’organismo di Gabbard di aggirare le procedure per la gestione delle informazioni riservate, mentre l’ufficio di sosteneva che fosse proprio l’agenzia a ostacolare le indagini. Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo la rimozione di due funzionari della Cia dal Consiglio nazionale dell’intelligence e la revoca delle autorizzazioni di sicurezza a 37 funzionari ed ex funzionari. Nonostante le dimissioni di Gabbard, diventate effettive il 30 giugno 2026, la collaborazione tra le agenzie non sarebbe ancora tornata ai livelli precedenti.
Spariscono i report su Iran e Russia
Una delle conseguenze più significative delle tensioni riguarda la produzione dei rapporti sulle minacce internazionali, utilizzati dal governo americano per orientare le proprie decisioni di politica estera e sicurezza nazionale. Secondo Reuters, la Cia avrebbe smesso di contribuire alla stesura di alcune valutazioni del Consiglio nazionale dell’intelligence (NIC), l’organismo incaricato di integrare le analisi delle 18 agenzie statunitensi per fornire un quadro complessivo dei rischi per il Paese.
La riduzione della collaborazione avrebbe provocato un rallentamento nella produzione dei rapporti, anche su questioni particolarmente delicate come l’Iran e la Russia. Secondo cinque funzionari ed ex funzionari interpellati da Reuters, nessuna delle valutazioni elaborate dal Consiglio dopo questi cambiamenti avrebbe riguardato la guerra in Iran, nonostante il coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti nel conflitto.
I rapporti al Congresso e le pressioni sugli analisti
Lo scambio di informazioni avrebbe subito interruzioni anche nei rapporti con il Congresso. L’ufficio di Gabbard avrebbe temporaneamente sospeso la trasmissione di alcuni rapporti ai parlamentari dopo l’intervento militare americano in Iran, nel giugno 2025, e la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, nel gennaio 2026. I parlamentari infatti erano accusati di divulgare informazioni riservate alla stampa.
Gli aggiornamenti sulle minacce elettorali, sospesi nel 2025, sarebbero stati successivamente ripristinati dal nuovo direttore dell’intelligence nazionale, Jay Clayton, ma gli ex funzionari hanno espresso preoccupazione soprattutto per i tagli al personale e le presunte pressioni politiche sugli analisti: alcuni eviterebbero valutazioni contrarie alle posizioni della Casa Bianca per timore di ritorsioni.
