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De la Espriella, chi è il presidente colombiano che ha dichiarato guerra alle guerriglie

Dopo gli attentati che hanno provocato cinque morti, il nuovo presidente promette il pugno duro. Intanto, il governo continua a ridurre i fondi alle istituzioni nate dagli accordi di pace del 2016

2 Novembre 2026
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Il presidente De La Espriella annuncia un duro colpo alla struttura di Ivan Mordisco.

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Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

“Non ci sarà tregua nella caccia ai responsabili di questi crimini“. Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha risposto così alla serie di attentati e assalti armati che, durante il fine settimana, hanno colpito i dipartimenti di Huila, Cauca e Tolima. Secondo il bilancio riportato dall’emittente colombiana Caracol Radio, gli attacchi hanno provocato cinque morti, tra cui una neonata di due mesi, e diversi feriti.

Il nuovo presidente: “Distruggeremo le loro strutture”

“I vili attacchi dei narcoterroristi, avvenuti questa notte in diversi punti del Paese e che hanno preso di mira la popolazione civile e le nostre forze di sicurezza non resteranno impuniti”, ha dichiarato il presidente lunedì 2 novembre. “Smantelleremo le loro strutture, distruggeremo le loro economie illecite e riprenderemo il controllo di ogni territorio sottomesso alla loro violenza“, ha aggiunto.

Gli attentati arrivano a meno di tre mesi dall’insediamento di de la Espriella, che ha interrotto i negoziati di pace con le organizzazioni armate, avviati dal predecessore Gustavo Petro, privilegiando una strategia militare. Ma la sua opposizione al modello di riconciliazione colombiano non riguarda soltanto i gruppi guerriglieri ancora attivi: il nuovo governo sta mettendo in discussione anche le risorse destinate alle istituzioni nate dagli storici accordi del 2016 con le FARC.

De la Espriella, chi è il presidente colombiano che si ispira a Bukele e Milei

Avvocato e imprenditore, Abelardo de la Espriella si è insediato il 7 agosto 2026, dopo aver vinto in Colombia le elezioni presidenziali di giugno contro il candidato di sinistra Iván Cepeda. Prima della candidatura non aveva mai ricoperto incarichi politici. Durante la campagna elettorale ha adottato una retorica nazionalista, avvicinandosi alla destra trumpiana statunitense e promettendo un ridimensionamento dello Stato.

Sul piano economico ha indicato come riferimento il presidente argentino Javier Milei, mentre per la sicurezza guarda a Nayib Bukele, il presidente autoritario di El Salvador che ha costruito gran parte del proprio consenso sulla repressione delle organizzazioni criminali e sulle incarcerazioni di massa.

La sua posizione sui negoziati è netta: “Non sono venuto a negoziare con assassini, estorsori e reclutatori di minori. Sono venuto a sconfiggerli con tutta la forza legittima delle armi della Repubblica e dello Stato di diritto“.

La strategia della “paz total” di Pedro

La decisione rappresenta una rottura con la paz total, la strategia promossa da Petro per avviare negoziati con le dissidenze delle FARC – le forze armate rivoluzionarie – e altre organizzazioni criminali.

Negli anni precedenti le organizzazioni armate avevano continuato a espandersi, approfittando delle difficoltà incontrate nel processo di pace. La strategia negoziale del presidente uscente non era infatti riuscita a fermare gli scontri in diverse regioni colombiane.

Gli accordi di pace del 2016 in Colombia

Il 24 novembre 2016, dopo oltre cinquant’anni di conflitto armato, il governo colombiano e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia firmarono un accordo che portò alla smobilitazione di circa 14mila persone legate alle FARC.

Secondo la Commissione della Verità colombiana, tra il 1985 e il 2018 almeno 450.666 persone furono uccise nel contesto del conflitto, che coinvolse guerriglieri, paramilitari e forze statali.

Non tutti gli ex guerriglieri aderirono all’intesa: alcune fazioni continuarono la lotta armata e altre si formarono successivamente. Sono proprio queste dissidenze, insieme a organizzazioni indipendenti come l’ELN e il Clan del Golfo, a rappresentare oggi alcune delle principali minacce alla sicurezza del Paese.

La giustizia riparativa in Colombia

Gli accordi del 2016 in Colombia non si limitavano al disarmo, ma prevedettero anche un sistema di giustizia transizionale: la Jurisdicción Especial para la Paz (JEP), un tribunale incaricato di giudicare i crimini più gravi commessi durante il conflitto.

Il suo principio cardine è quello della giustizia riparativa: chi riconosce pienamente le proprie responsabilità riceve sanzioni alternative al carcere, accompagnate da restrizioni della libertà e attività a beneficio delle comunità colpite. L’obiettivo è garantire alle vittime non soltanto giustizia, ma anche verità e riparazione e riuscire a costruire una nuova convivenza che il sistema detentivo non contribuisce a creare.

De la Espriella, i tagli alla giustizia riparativa e la ricerca degli scomparsi

L’opposizione di de la Espriella al sistema di giustizia transizionale si è tradotta anche in una scelta economica. Il 20 ottobre il Congresso colombiano ha approvato il bilancio per il 2027, prevedendo una riduzione di circa 181 miliardi di pesos, pari al 23%, dei fondi destinati alla JEP, trasferiti al ministero della Difesa. La JEP ha dichiarato che questi tagli rischiano di compromettere le indagini, i processi e l’assistenza alle vittime.

Anche l’Unità per la ricerca delle persone scomparse subirà una riduzione di quasi il 22% del proprio bilancio operativo. Secondo Reuters, questo potrebbe ostacolare la ricerca di circa 137mila persone scomparse durante il conflitto, oltre alle attività di identificazione dei resti e alle esumazioni programmate.

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