Novaya Gazeta ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre, denunciando lo sfratto dalla sede e la disattivazione del sistema di donazioni dei lettori. «Siamo stati uccisi», scrive la redazione, che lascerà l’edificio occupato per 30 anni e spegnerà i sistemi informatici: «Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività».
Il quotidiano, classificato da Mosca come «agente straniero», era già stato privato della licenza nel 2022, all’indomani dell’avvio delle ostilità in Ucraina. Da allora era rimasto operativo nel Paese soltanto per raccogliere le informazioni necessarie alle inchieste giornalistiche.
Novaya Gazeta interrompe le attività in Russia dal 9 novembre
La sospensione dei contributi economici è avvenuta contemporaneamente alla lettera di sfratto, denuncia Novaya Gazeta: «In altre parole, ci hanno privato di qualsiasi fonte di finanziamento. Completamente».
Per il giornale non si tratta di decisioni autonome degli istituti di credito: «Si tratta di un’operazione coordinata. Nessuno si lascerà convincere dalla giustificazione delle banche secondo cui agiscono in base a regole aziendali interne. Si tratta di regole esterne, stabilite dall’apparato statale repressivo, da funzionari dell’Fsb che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il Paese come una loro proprietà».
La redazione indica esplicitamente i soggetti che ritiene responsabili: «A compiere tutto questo sono l’Fsb, il ministero della Giustizia, la Procura e altri che hanno privatizzato lo Stato e usurpato il potere. Non si tratta di risentimento sovietico; sotto questa copertura è stata praticamente instaurata una dittatura militare».
“Siamo stati uccisi”
Le accuse riguardano anche la cancellazione dei diritti e delle libertà, la cui tutela, sostiene il quotidiano, è stata equiparata a un reato. La redazione denuncia l’eliminazione di fatto delle elezioni e degli organi eletti, lo smantellamento delle istituzioni pubbliche, le violazioni della libertà di coscienza, della dignità umana e della vita privata, insieme alla distruzione dei tribunali, della legge e dello Stato di diritto.
Il riferimento giuridico è l’articolo 29 della Costituzione: «Secondo cui “la censura è vietata”, non suona forse oggi come una beffa?», domanda il giornale. «Avere le proprie convinzioni è ora considerato tradimento». A questa accusa contrappone quella rivolta allo Stato: «Ma il tradimento è quando uno Stato tradisce la propria Costituzione. E questo tradimento è un crimine in corso, che si sta svolgendo proprio ora sotto gli occhi del mondo intero».
Per la redazione, «questa non è solo la nostra storia personale. È la storia di un Paese e di una società che vengono annientati esattamente allo stesso modo». Il commiato termina con un ringraziamento: «In tutti questi anni abbiamo scritto proprio di questo. Finché abbiamo potuto. Ecco perché l’abbiamo chiusa. Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato».
Prosegue il lavoro della redazione a Riga
Resta attivo Novaya Gazeta – Europe, il progetto al quale aveva continuato a lavorare una parte della redazione dopo aver lasciato il Paese, arrivato al quarto anno di attività. La sede è a Riga e conta su collaboratori nell’est Europa. In Russia è stato dichiarato «organizzazione indesiderata» e messo al bando.
Nel World Press Freedom Index del 2026 di Reporters Sans Frontières (RSF), la Russia è scesa al 172° posto sui 180 Paesi esaminati. La situazione dei media è definita «molto grave».
I giornalisti uccisi e il caso Politkovskaya
Il saluto della redazione ricorda anni «pieni di creatività e speranze, lettori, amici, testi, film», ma anche segnati dagli omicidi dei colleghi. Il quotidiano attribuisce motivazioni politiche alle uccisioni di Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova e Natalya Estemirova, colpiti, scrive, «per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico». Sottolinea che questi delitti sono avvenuti durante l’attuale regime, non negli anni ’90 della criminalità organizzata.
La testata divenne celebre nel mondo dopo l’assassinio di Anna Politkovskaya, giornalista russa di 48 anni, uccisa nell’ascensore del palazzo in cui abitava a Mosca il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno del presidente Putin. Seguiva le vicende politiche e sociali, in particolare la seconda guerra cecena, combattuta tra il 1999 e il 2005.
L’aggressione a Muratov e l’interrogatorio di Sokolov
Tra gli episodi ricordati figurano le restrizioni successive allo scoppio della guerra in Ucraina e l’aggressione al caporedattore Dmitry Muratov, Nobel per la Pace nel 2021. Cofondatore del giornale, Muratov fu costretto a dimettersi da direttore responsabile, lasciando l’incarico a Serghei Sokolov.
Il 15 ottobre Serghei Sokolov è stato trattenuto dalle forze dell’ordine per un interrogatorio durato alcune ore, relativo a un procedimento penale che coinvolge l’ex collaboratore Oleg Roldugin, accusato di violazioni nella raccolta di dati personali di politici e notabili russi.
