Dopo quasi quattro anni di occupazione russa e settimane senza rifornimenti regolari, gli abitanti di Oleshky, nel sud dell’Ucraina, hanno iniziato a lasciare la città nella giornata di venerdì 30 ottobre. L’operazione è stata resa possibile da una tregua temporanea tra Mosca e Kiev, giunta al terzo giorno e destinata a rimanere in vigore fino a domenica 1 novembre. Per organizzare il trasferimento dei civili e la consegna degli aiuti è stato predisposto un convoglio con decine di mezzi, tra autobus e ambulanze.
A Oleshky un convoglio con 25 autobus per portare via i civili
Secondo Dmytro Lubinets, difensore civico ucraino per i diritti umani, sono stati messi a disposizione 25 autobus, con almeno 750 posti complessivi, per chi desidera abbandonare la località. La sua omologa russa, Yana Lantratova, ha precisato che sarà possibile viaggiare anche con i propri animali domestici. Il convoglio comprende inoltre ambulanze e altri veicoli destinati alla missione umanitaria prevista nel corso della giornata.
I mezzi sono stati radunati ad Armyansk, località nella parte meridionale dell’Ucraina occupata dalla Russia, a circa 80 chilometri a sud di Oleshky. La colonna dovrebbe raggiungere l’ospedale distrettuale: gli abitanti intenzionati a partire potranno salire a bordo entro una finestra temporale prestabilita, che si concluderà alle 14 ora locale. Terminata l’evacuazione, le autorità distribuiranno i pacchi con gli aiuti.
A Oleshky restano fino a 6.000 persone, anche 200 bambini
La situazione a Oleshky e nelle zone circostanti rimane particolarmente difficile. Si stima che siano ancora presenti fino a 6.000 persone, tra cui circa 200 minori, con un accesso estremamente limitato a generi alimentari, acqua ed elettricità. Per sopravvivere, alcuni residenti sarebbero arrivati a cucinare erbacce raccolte nei giardini e piccioni. Il quotidiano russo Izvestia ha diffuso venerdì alcune immagini degli autobus in attesa lungo una strada. Secondo quanto riportato dalla testata, al convoglio dovrebbero unirsi anche giornalisti provenienti da Paesi occidentali, Russia e Ucraina. Lubinets ha spiegato che la priorità è fare in modo che gli aiuti raggiungano tutte le persone che ne hanno bisogno.
La tregua mediata anche dagli Stati Uniti
L’intesa che ha permesso di avviare l’operazione umanitaria sarebbe stata raggiunta anche grazie alla mediazione della first lady statunitense Melania Trump. Lantratova ha dichiarato che Mosca e Kiev stanno rispettando gli accordi e che il cessate il fuoco continua a reggere proprio per consentire l’arrivo degli aiuti. Al lavoro diplomatico avrebbero contribuito entrambi i commissari per i diritti umani e la parte americana.
L’operazione arriva al termine di settimane di tentativi per organizzare un intervento a favore della popolazione di Oleshky, che dal gennaio scorso aveva praticamente smesso di ricevere rifornimenti alimentari regolari. Il mese scorso l’Ucraina aveva chiesto alle organizzazioni internazionali di contribuire alla consegna degli aiuti e all’evacuazione dei civili. La Russia, tuttavia, non aveva accettato di garantire un passaggio sicuro fino all’annuncio dell’accordo umanitario, arrivato venerdì scorso.
La Casa Bianca ha fatto sapere che le persone intenzionate a lasciare la città durante la tregua avrebbero ricevuto assistenza e trasporto verso territori sotto il controllo ucraino oppure verso la Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva però lanciato un avvertimento domenica: secondo il leader di Kiev, Mosca avrebbe potuto bonificare selettivamente alcune vie di evacuazione dalle mine, indirizzando così gli abitanti verso il territorio russo.
Due morti durante le operazioni di sminamento
Giovedì le due parti avevano annunciato il completamento delle attività di sminamento nelle aree intorno a Oleshky e la conseguente disponibilità a far partire la missione umanitaria, con la distribuzione dei beni essenziali e la partenza di una parte della popolazione. Venerdì Lantratova ha riferito che due persone sono morte durante le operazioni per rimuovere le mine.
L’intervento punta a rispondere all’emergenza di una comunità rimasta isolata all’interno di una zona di guerra fin dall’invasione russa del febbraio 2022. La tregua assume però anche un significato diplomatico: entrambe le parti hanno interesse a dimostrare al presidente americano Donald Trump di sostenere i suoi tentativi di arrivare a un accordo di pace.
