In occasione delle manifestazioni di piazza che hanno interessato il centro di Bologna lo scorso 24 ottobre, raccogliamo la testimonianza diretta di Angelica, una giovane partecipante al corteo. Nel suo racconto, la ragazza descrive le motivazioni che l’hanno spinta a scendere in strada (legate a temi quali il carovita, il caro affitti e le condizioni del mondo scolastico e lavorativo) e ripercorre le fasi dei disordini verificatisi lungo via Marconi. Riportiamo di seguito la ricostruzione e il punto di vista personale dell’intervistata sui fatti a cui riferisce di aver assistito.
Angelica, secondo il tuo racconto, cosa è successo in piazza il 24 ottobre e quali sono le ragioni che ti hanno spinto a scendere in manifestazione?
Sabato 24 ottobre sono scesa in piazza a Bologna per protestare contro il carovita, l’aumento sproporzionato degli affitti e le condizioni degradanti delle scuole, ma anche a sostegno degli agricoltori e dei trasportatori che non riescono più ad arrivare a fine mese. L’insieme di queste motivazioni mi ha spinto a manifestare. Inizialmente ci siamo ritrovati in modo spontaneo in Piazza Maggiore. Ero uscita per delle commissioni, quindi sono rientrata rapidamente a casa non appena il corteo si è mosso, scortato dalle forze dell’ordine. Ho posato le mie cose e ho raggiunto di nuovo i manifestanti in bicicletta. Quando sono arrivata in Piazza dei Martiri, dove mi avevano segnalato che il corteo era giunto, ho trovato una situazione di forte caos. Da quanto mi è stato riferito dai presenti, c’era già stata una prima carica. Diversi manifestanti da me interpellati hanno sostenuto di non aver messo in atto provocazioni: l’intenzione era semplicemente quella di raggiungere la stazione, ma ad un certo punto è stato impedito di proseguire. In mezzo a quella situazione, con via Marconi bloccata dalle camionette, ho cercato di risalire la strada in bicicletta. Da un lato c’erano le forze dell’ordine, dall’altro i manifestanti dispersi e, nel mezzo, una signora che chiedeva spiegazioni sul motivo del blocco verso la stazione. Mi sono affiancata a lei per unirmi alla richiesta di chiarimenti, considerando che il corteo era partito con il benestare delle stesse forze dell’ordine, che per oltre cinquecento metri, da Piazza Maggiore a Piazza dei Martiri, non avevano posto impedimenti.
Qual era il clima tra i manifestanti?
I manifestanti erano molto risentiti per l’impossibilità di proseguire. In quel momento non ho visto lanciare oggetti, ma si percepiva un’altissima tensione sia tra i partecipanti sia tra le forze dell’ordine. Trovandomi in prima linea, ho cercato di invitare i presenti a mantenere un comportamento pacifico, per evitare motivi di scontro ed impedire che l’attenzione venisse distolta dalle reali motivazioni della protesta (come le emergenze economiche e sociali) per essere schiacciata solo sulla narrazione del vandalismo e dei disordini. Stando alla mia percezione, la prima carica che ho vissuto non è stata innescata da un atteggiamento violento della piazza. Eravamo in prima fila, tenendoci per mano nel cordone e cercando un dialogo con gli agenti per capire perché non potessimo passare. Non ci venivano fornite spiegazioni. A un certo punto è stata lanciata una bottiglia che è finita a terra tra i manifestanti e gli agenti, ma in quel momento non c’è stata una reazione immediata. Anzi, molti di noi si sono girati per disapprovare il gesto, proprio per non dare adito ad escalation. La carica è partita circa 5-10 minuti dopo. In quel frangente io non sono stata colpita, ma ho visto l’uso dei manganelli, così sono arretrata.
Nel tuo racconto descrivi l’impatto con l’idrante e le fasi successive. Cosa è accaduto esattamente?
Il corteo si è disperso lungo l’incrocio. Improvvisamente abbiamo visto aprirsi un varco nel cordone delle forze dell’ordine: pensando che potessero farci passare, ci siamo avvicinati. Mentre chiedevo se potessimo proseguire, un ragazzo accanto a me, che avevo tenuto d’occhio e che non aveva commesso atti violenti o lanci, è stato bloccato e ammanettato. Questo fatto mi ha distratta e ho chiesto il motivo del fermo. In quel momento il varco si è richiuso e sono caduta in ginocchio, colpita dal getto dell’idrante della camionetta che si era avvicinata. C’è stato un forte caos: acqua dappertutto, urla e persone colpite dai manganelli. Io non riuscivo a rialzarmi per il forte impatto tra il ginocchio e la coscia, che mi impediva di stendere la gamba. Sono rimasta a terra per due o tre minuti, finché alcune persone mi hanno sollevata e trascinata al riparo dietro una colonna. Eravamo bagnati, faceva freddo e c’era molta gente ferita che si teneva la testa o gli arti. Alcuni manifestanti hanno reagito alle cariche lanciando oggetti o posizionando cassonetti, nonostante molti di noi cercassero di bloccare la violenza. Più tardi, ci siamo seduti a terra per cantare Bella Ciao, ma la polizia è avanzata di nuovo. Ricordo che per il nervosismo ho acceso una sigaretta e, per non gettarla a terra, ho chiesto il permesso a due agenti di avvicinarmi al cestino vicino al loro cordone. Un agente mi ha risposto con disprezzo dandomi della ‘ridicola’; io gli ho replicato che trovavo paradossale la sua reazione, e mentre parlavo mi ha spinto indietro con lo scudo. Essendo già dolorante e bagnata, mi sono limitata a guardarlo e ad allontanarmi. Verso le 19:30 ho deciso di lasciare la piazza perché la situazione era diventata troppo rischiosa.
Racconti di essere stata colpita e contusa dal getto d’acqua. Hai avuto modo di farti refertare o di sporgere denuncia?
Ho un grande ematoma e la rottura di diversi capillari sulla gamba dovuti all’impatto del getto d’acqua a distanza ravvicinata. Non me la sono sentita di andare in ospedale perché sapevo, anche tramite amici medici, che i pronto soccorso erano completamente congestionati da feriti ben più gravi di me. Ho visto persone con lesioni sanguinanti alla testa, agli occhi e alle mani, oltre a una signora colpita in pieno volto dall’idrante. Ci sono persone che possono testimoniare quanto mi è accaduto. Fortunatamente riesco a camminare, mentre ad altre persone è andata peggio.
Quello che racconti di aver vissuto cambierà il tuo modo di vivere la partecipazione politica?
Sto vivendo giorni surreali. Questa esperienza non mi toglie la voglia di scendere in piazza e di far valere i nostri diritti, cosa che ritengo sia rimasta l’unico strumento a disposizione. Ciò che è successo la scorsa settimana non mi porterà mai a tirarmi indietro rispetto ai miei doveri e ai miei diritti di cittadina.
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