L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena ha bocciato la fusione con Mediobanca. Il 63,65% dei voti si è espresso contro il progetto di incorporazione di Piazzetta Cuccia nella banca senese, fermando uno dei passaggi centrali della strategia industriale promossa dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Il voto arriva in una giornata decisiva per il futuro di Mps, impegnata in una partita finanziaria che coinvolge anche Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Carlo Messina ha infatti presentato un’offerta pubblica di acquisto e scambio per acquisire il controllo di Monte dei Paschi, sostenuta da alcuni dei principali azionisti dell’istituto senese.
La bocciatura della fusione con Mediobanca si aggiunge alle difficoltà incontrate da Lovaglio nel tentativo di difendere l’autonomia strategica di Mps e di proporre una diversa traiettoria di crescita.
Mps, stop al progetto di fusione con Mediobanca
Il progetto prevedeva l’incorporazione di Mediobanca in Mps e una riorganizzazione societaria collegata all’operazione. L’obiettivo era integrare le due realtà all’interno di un unico gruppo, valorizzando le attività di Mediobanca e rafforzando il posizionamento di Mps nel sistema bancario italiano.
Il piano aveva ricevuto in precedenza il via libera della Banca centrale europea sul fronte della vigilanza, ma necessitava dell’approvazione assembleare per procedere. Il voto contrario degli azionisti blocca quindi l’iter previsto per l’integrazione.
La fusione rappresentava uno dei risultati più significativi del percorso avviato da Lovaglio, che negli ultimi anni ha guidato il risanamento e il rilancio del Monte dei Paschi, fino all’acquisizione di Mediobanca.
La partita tra Lovaglio e Intesa Sanpaolo
La decisione dell’assemblea si inserisce nel confronto tra la strategia di Lovaglio e l’offerta di Intesa Sanpaolo. Il piano dell’amministratore delegato di Mps comprendeva anche due operazioni di scambio, una su Banco Bpm e una su Banca Generali, oltre alla proposta di distribuire un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro.
Le iniziative miravano a costruire un’alternativa industriale all’offerta di Intesa, ma avevano incontrato l’opposizione di diversi azionisti di peso, tra cui Delfin e il gruppo Caltagirone. Anche alcuni investitori istituzionali e i proxy advisor avevano espresso riserve sulle operazioni proposte.
Intesa Sanpaolo, dal canto suo, ha subordinato la propria offerta al mancato via libera alle due operazioni di scambio proposte da Lovaglio. La bocciatura del piano alternativo rafforza quindi la posizione della banca guidata da Carlo Messina nella competizione per il controllo di Mps.
Lovaglio difende il proprio operato
Dopo il voto, Lovaglio ha rivendicato il lavoro svolto alla guida della banca. “In quattro anni abbiamo mantenuto le promesse e segnato anche da calcio d’angolo”, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Repubblica.
Le parole dell’amministratore delegato richiamano il percorso di risanamento e trasformazione del Monte dei Paschi, che ha attraversato anni di difficoltà prima di tornare al centro delle operazioni di consolidamento del sistema bancario italiano.
La bocciatura della fusione con Mediobanca apre ora una fase di incertezza sull’assetto futuro del gruppo e sulle prossime mosse degli azionisti. La partita non riguarda soltanto il controllo societario, ma anche la strategia industriale, il ruolo di Siena e le prospettive delle attività bancarie e finanziarie oggi riunite sotto Mps.
