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Nicki Minaj da Trump vestita Gucci: il brand prende le distanze? La risposta arriva da Lagword

La rapper si presenta al comizio repubblicano in Michigan con un total look della maison italiana, sollevando interrogativi su un possibile coinvolgimento di Gucci. Luigi Giaretti di Lagword condivide il messaggio di una persona che lavora per il brand: il team marketing non avrebbe avuto alcun ruolo.

29 Ottobre 2026
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Nicki Minaj da Trump vestita Gucci: il brand prende le distanze? La risposta arriva da Lagword
Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Nicki Minaj arriva al fianco di Donald Trump indossando Gucci dalla testa ai piedi e sui social si apre un dibattito che va ben oltre la moda. La rapper ha partecipato il 25 ottobre a un comizio del presidente americano a Port Huron, in Michigan, a sostegno dei candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Ma ad attirare l’attenzione, oltre alle sue dichiarazioni politiche, è stato il completo firmato dalla maison italiana, oggi sotto la direzione creativa di Demna.

Un look che ha sollevato una domanda: si è trattato di una scelta personale della cantante oppure di una collaborazione con Gucci? E soprattutto, la presenza del marchio in un evento elettorale poteva essere interpretata come una forma di sostegno politico da parte della casa di moda?

A intervenire sulla questione è stato Luigi Giaretti, fondatore del progetto editoriale Lagword, che ha condiviso sui social una conversazione con una persona che ha dichiarato di lavorare per Gucci come collaboratrice esterna. Secondo il messaggio ricevuto, il team marketing del brand non avrebbe avuto alcun coinvolgimento nell’apparizione della rapper.

Nicki Minaj e Trump: il look che fa discutere

La cantante è arrivata insieme a Trump a bordo dell‘Air Force One e ha successivamente partecipato al comizio repubblicano, invitando il pubblico a sostenere i candidati del partito. Durante il suo intervento ha elogiato il presidente, affermando che avrebbe cambiato l’energia degli Stati Uniti e restituito agli americani una prospettiva per il futuro. 

L’apparizione ha confermato il crescente avvicinamento politico della rapper al movimento conservatore americano. Ma la scelta di presentarsi con un total look Gucci ha aggiunto un elemento ulteriore alla discussione: la possibile associazione tra l’identità del marchio e il messaggio politico dell’evento.

La presenza di un abito firmato durante una manifestazione elettorale, tuttavia, non dimostra di per sé l’esistenza di una collaborazione commerciale o di un sostegno da parte della maison.

La precisazione di Luigi Giaretti di Lagword: “Il marketing non c’entra niente”

A cercare di chiarire il rapporto tra il look della rapper e Gucci è stato Luigi Giaretti, che ha condiviso sul proprio profilo Instagram il messaggio ricevuto da una persona che si presenta come collaboratrice esterna dell’azienda. Come sottolinea il founder, è importante capire se il team marketing di Gucci sia effettivamente coinvolto o se si tratti soltanto di “un’orrenda casualità”. La questione assume ancora più rilevanza alla luce del rapporto sempre più stretto tra la rapper e il presidente.

Il founder ha poi condiviso sui social una conversazione con una persona che si è presentata come collaboratrice esterna della maison, secondo la quale il team marketing non avrebbe avuto alcun ruolo nella scelta del look.

Il messaggio ricevuto recita: “Ciao Luigi! Ho visto ora il tuo post su Nicki Minaj in total Gucci, ti posso garantire che il team marketing non c’entra niente (lavoro in azienda come esterna), è solo un’infelice casualità che si aggiunge ad un momento già di suo infelice”, si legge nella conversazione pubblicata nelle storie. Il volto di Lagword ha inoltre precisato di aver ricevuto diversi messaggi da persone che lavorano per la maison, ringraziandole per averlo tenuto aggiornato. Andando quindi a suggerire che il Team di Gucci fosse all’oscuro dell’evento.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Luigi Antonio Giaretti (@luigigiaretti)

Nicki Minaj, Gucci e la questione dei valori

Nel video e nei commenti, la riflessione di Giaretti si allarga oltre la moda e le strategie di comunicazione del marchio, toccando il tema dei valori che Nicki Minaj trasmette attraverso le proprie posizioni pubbliche e la crescente vicinanza a Donald Trump, le cui posizioni sono in contrasto con quelle che la rapper ha sostenuto in passato.

La questione diventa particolarmente delicata quando si parla della comunità LGBTQ+, che ha avuto un ruolo importante nella costruzione del successo e dell’immaginario di Minaj. Nel corso della sua carriera, la cantante ha consolidato il proprio rapporto con una parte del pubblico queer, diventato un elemento significativo della sua identità artistica e della sua ricezione culturale.

Per molti fan, la vicinanza dell’artista a una figura politica le cui posizioni sono considerate ostili ai diritti LGBTQ+ rappresenta una contraddizione difficile da ignorare. A questo si aggiungono le recenti dichiarazioni della rapper, che hanno alimentato le accuse di omofobia e razzismo da parte di alcuni utenti.

Tra i commenti condivisi da Giaretti emerge proprio questo senso di delusione. “Ambra, perdonami, hai ascoltato le recenti dichiarazioni della Minaj? Noi comunità LGBTQ+ siamo stati per anni il suo motore, come pensi che ci possiamo sentire? Mi spiace ma questo va oltre a sostenere un ideale politico, c’è dell’estremismo oltre che dell’omofobia e razzismo (poi da parte sua già fa ridere) quindi a te la chiave di lettura di tutto”, scrive ad un utente.

Luigi risponde poi ad un altro commento insistendo sulla stessa contraddizione: “Ma non si tratta di politica Edo, ma lei che ha costruito la sua carriera sulla comunità LGBTQ+ ora bella e buona si sveglia ed è omofoba? WTF”.

Il punto, dunque, non riguarda soltanto l’eventuale strategia di marketing di Gucci, ma anche la distanza tra l’immagine pubblica costruita da un’artista nel corso della sua carriera e le posizioni che sembra sostenere oggi. Per una parte del pubblico, soprattutto tra le persone che hanno contribuito alla sua affermazione culturale, il cambiamento apre una questione di coerenza, rappresentazione e responsabilità.

Gucci, Demna e il confine tra moda e politica

La vicenda apre una riflessione sul rapporto tra i marchi di lusso e le figure pubbliche che ne indossano le creazioni. Un abito può diventare un simbolo politico anche quando il suo utilizzo non è stato concordato con il brand.

Nel caso di Nicki Minaj, la riconoscibilità del monogramma Gucci ha reso la maison parte dell’immaginario visivo dell’evento, indipendentemente dall’eventuale intenzione dell’azienda di essere associata alla presenza della cantante al fianco di Trump.

La questione assume un significato particolare nell’attuale fase creativa del marchio. Demna, già noto per il suo lavoro da Balenciaga, ha costruito parte del proprio linguaggio estetico sull’osservazione dei codici sociali, del potere e delle contraddizioni della cultura contemporanea. Le sue collezioni utilizzano spesso riferimenti riconoscibili per interrogare il rapporto tra abbigliamento, status e identità.

Il completo indossato da Minaj si inserisce così in una discussione più ampia: chi controlla il significato politico di un capo quando viene indossato da una celebrità? Il designer che lo crea, il marchio che lo commercializza oppure la persona che decide di utilizzarlo in un determinato contesto?

Quando una scelta di stile diventa un messaggio politico

L’episodio dimostra quanto sia sottile il confine tra visibilità commerciale e associazione politica. Per un marchio di lusso, la presenza di un proprio prodotto durante un evento pubblico può generare interpretazioni che vanno oltre la semplice scelta di abbigliamento.

Nel caso di Nicki Minaj, il sostegno a Donald Trump è stato espresso pubblicamente dalla cantante. Non emerge invece, dalle informazioni disponibili, un analogo sostegno da parte di Gucci.

La testimonianza condivisa da Giaretti contribuisce a distinguere questi due piani, senza sostituirsi a una comunicazione ufficiale della maison. Il fatto che il team marketing non risulti coinvolto, secondo quanto riferito dalla collaboratrice esterna, non esaurisce la discussione sul significato assunto dal look nel contesto politico in cui è stato indossato.

La vicenda pone dunque una questione che riguarda l’intero sistema della moda: in un contesto in cui celebrità, politica e marchi condividono gli stessi spazi mediatici, anche un outfit non sponsorizzato può essere interpretato come una presa di posizione. E il significato pubblico di un logo può sfuggire al controllo di chi lo ha creato.

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