Quindici organizzazioni internazionali del mondo dell’informazione e della libertà di stampa chiedono alla Commissione europea maggiore trasparenza sull’accesso ai documenti pubblici. Al centro della controversia ci sono 17 documenti relativi a progetti infrastrutturali finanziati dall’Unione europea nella Striscia di Gaza, che l’esecutivo comunitario ha rifiutato di rendere pubblici.
L’appello, rivolto alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e reso noto mercoledì 28 ottobre, arriva mentre la Mediatrice europea, Teresa Anjinho, ha avviato un’indagine sul caso. La vicenda è nata da una richiesta di accesso agli atti presentata dalla testata EUobserver, nell’ambito di un’inchiesta sull’entità dei danni provocati dagli attacchi israeliani alle infrastrutture finanziate con fondi europei nel territorio palestinese.
Gaza, il caso dei 17 documenti negati dalla Commissione europea
La richiesta di accesso ai documenti era stata presentata da EUobserver a febbraio. L’obiettivo era ricostruire in quale misura le infrastrutture realizzate con finanziamenti europei nella Striscia di Gaza fossero state distrutte dagli attacchi israeliani.
La Commissione europea ha respinto la richiesta sostenendo che non sussistesse un interesse pubblico prevalente tale da giustificare la divulgazione dei materiali. Anche il successivo ricorso della testata è rimasto senza risposta.
La Mediatrice europea Teresa Anjinho ha quindi avviato un’indagine sulla gestione della richiesta. Come primo passo, ha chiesto alla Commissione di rispondere al ricorso entro il 4 novembre. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, potrà esaminare direttamente i documenti contestati.
L’indagine dovrà contribuire a chiarire se la gestione della richiesta sia stata coerente con gli obblighi di trasparenza delle istituzioni europee. Al momento, il procedimento non equivale a una conclusione definitiva sull’operato della Commissione.
La lettera a von der Leyen: «Una crisi silenziosa»
Nella lettera aperta indirizzata alla presidente della Commissione, le 15 organizzazioni descrivono una «crisi silenziosa» nell’accesso alle informazioni pubbliche. Secondo i firmatari, i giornalisti incontrano sempre più spesso ritardi prolungati, rifiuti discutibili e documenti pubblicati con oscuramenti così estesi da limitarne l’utilità.
Le organizzazioni segnalano inoltre casi in cui documenti importanti non sarebbero stati conservati o archiviati correttamente. Una situazione che, secondo i firmatari, ostacola il controllo pubblico sulle decisioni delle istituzioni e limita la possibilità di ricostruire questioni di interesse collettivo.
Tra i temi citati nella lettera figurano l’utilizzo di miliardi di euro dei fondi europei per la ripresa dopo la pandemia e la cooperazione con Israele nel campo della ricerca sugli armamenti. Per i firmatari, le difficoltà nell’ottenere informazioni non rappresentano soltanto un problema amministrativo, ma incidono sulla qualità del dibattito democratico.
«La reputazione della Commissione europea nella tutela dei valori democratici dell’Ue è in pericolo», avverte la lettera, richiamando la necessità di rispettare gli obblighi di trasparenza in una fase in cui le istituzioni democratiche sono sottoposte a pressioni in diverse parti del mondo.
Le richieste delle organizzazioni per la libertà di stampa
Tra i firmatari figurano il Committee to Protect Journalists, la European Federation of Journalists, la International Federation of Journalists, l’International Press Institute, Forbidden Stories, Follow the Money, Investigate Europe e PEN International, insieme ad altre organizzazioni e testate.
Le richieste rivolte alla Commissione comprendono la revisione delle procedure interne introdotte nel dicembre 2024, l’applicazione rigorosa delle norme europee sull’accesso ai documenti e un nuovo piano d’azione per migliorare la disponibilità delle informazioni.
I firmatari chiedono inoltre che l’esecutivo comunitario dia seguito alle raccomandazioni della Mediatrice europea, rispetti le decisioni della Corte di giustizia dell’Unione europea e rafforzi le procedure interne per la registrazione e la conservazione degli atti.
La controversia si inserisce nel quadro del regolamento europeo 1049/2001, che disciplina l’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione. Il principio è consentire ai cittadini di conoscere l’attività delle istituzioni, pur prevedendo eccezioni per specifici interessi tutelati dalla legge.
Il caso dei documenti su Gaza mette ora alla prova l’applicazione concreta di queste regole. L’esito dell’indagine della Mediatrice europea e la risposta della Commissione, attesa entro il 4 novembre, potranno chiarire quali informazioni saranno rese disponibili e come Bruxelles intenda affrontare le contestazioni sulla trasparenza.
