Un gran giurì federale di Washington ha respinto la richiesta dei procuratori di incriminare Cassidy Hutchinson, ex collaboratrice della Casa Bianca e una delle testimoni più importanti dell’inchiesta parlamentare sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La decisione, riportata dall’Associated Press e da The Independent il 28 ottobre 2026, rappresenta una battuta d’arresto per il Dipartimento di Giustizia statunitense, che indagava sulla possibilità che Hutchinson avesse reso false dichiarazioni al Congresso.
Le accuse precise che i procuratori intendevano contestarle non sono state rese pubbliche. Secondo le fonti citate dall’Associated Press, i membri del gran giurì hanno respinto la richiesta martedì, senza autorizzare l’incriminazione. Hutchinson non ha commentato la decisione attraverso il proprio legale.
La testimonianza sul 6 gennaio che aveva coinvolto Trump
Nel giugno 2022, durante un’udienza televisiva della commissione della Camera incaricata di indagare sull’assalto al Campidoglio, Hutchinson aveva fornito una ricostruzione degli eventi che aveva attirato grande attenzione negli Stati Uniti. All’epoca era assistente di Mark Meadows, capo dello staff di Donald Trump durante la presidenza.
Hutchinson aveva riferito che Trump era stato informato della presenza di manifestanti armati nei pressi del luogo in cui avrebbe tenuto un discorso il 6 gennaio 2021. Aveva inoltre raccontato che il presidente, dopo essersi visto negare dalla sicurezza la possibilità di raggiungere il Campidoglio, avrebbe tentato di afferrare il volante del veicolo presidenziale.
Su quest’ultimo episodio, la testimone aveva precisato di riferire quanto le era stato raccontato da un funzionario della sicurezza della Casa Bianca e di non aver assistito direttamente alla scena. La sua ricostruzione era stata successivamente contestata da altre persone informate sui fatti, compreso l’autista del veicolo, che aveva negato che Trump avesse cercato di prendere il controllo del volante.
La testimonianza aveva contribuito a ricostruire le ore precedenti e successive all’assalto, quando i sostenitori di Trump avevano fatto irruzione nel Congresso per interrompere la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden.
L’indagine del Dipartimento di Giustizia
L’indagine su Hutchinson era stata avviata dopo che alcuni esponenti repubblicani avevano chiesto al Dipartimento di Giustizia di valutare possibili dichiarazioni false rese sotto giuramento. Tra coloro che avevano sollevato contestazioni figuravano membri repubblicani del Congresso coinvolti nelle indagini successive sul 6 gennaio.
Secondo quanto riportato dai media statunitensi, il caso era stato seguito dalla divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. Non è stato chiarito quali passaggi specifici della testimonianza fossero oggetto dell’esame dei procuratori.
Il rifiuto del gran giurì non equivale a una sentenza sulla veridicità della testimonianza di Hutchinson e non stabilisce, da solo, se le sue dichiarazioni fossero vere o false. Significa che, in questa fase, i procuratori non sono riusciti a ottenere l’incriminazione richiesta. Resta inoltre da capire se il Dipartimento di Giustizia tenterà nuovamente di portare il caso davanti a un gran giurì.
Le polemiche sull’uso della giustizia contro gli oppositori di Trump
La vicenda si inserisce in un contesto di crescente tensione tra l’amministrazione Trump e alcune delle persone che hanno contribuito alle indagini sulle sue azioni. Nelle settimane precedenti, il Dipartimento di Giustizia aveva portato avanti altre iniziative giudiziarie contro figure critiche nei confronti del presidente, alimentando il dibattito sull’indipendenza delle istituzioni federali.
Tra i casi citati dai media figurano un nuovo tentativo di perseguire l’ex direttore dell’FBI James Comey e una perquisizione nell’abitazione della deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar. Queste vicende sono state interpretate da alcuni osservatori come parte di una più ampia strategia contro gli avversari politici dell’amministrazione, un’accusa che deve essere distinta dai fatti e dagli atti giudiziari verificabili.
Il caso Hutchinson arriva inoltre a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, in una fase in cui il rapporto tra Casa Bianca, Dipartimento di Giustizia e opposizione è al centro del dibattito pubblico. Il mancato via libera all’incriminazione segna una battuta d’arresto per i procuratori, ma non chiude necessariamente l’indagine né risolve le controversie sulle dichiarazioni rese dalla testimone.
